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Porti e tasse: sindacati contro l’ipotesi Spa e a favore del ricorso alla Corte di Giustizia Ue

“E’ forte la preoccupazione per la tenuta del nostro sistema portuale, considerando la sua evidente strategicità nazionale oltre al conseguente stravolgimento della legge 84/94 che ne regola il contesto”. Così Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti sulla conferma della posizione della Commissione europea che considera incompatibili le esenzioni fiscali concesse ai porti italiani con le norme […]

di Nicola Capuzzo
5 Dicembre 2020
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“E’ forte la preoccupazione per la tenuta del nostro sistema portuale, considerando la sua evidente strategicità nazionale oltre al conseguente stravolgimento della legge 84/94 che ne regola il contesto”. Così Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti sulla conferma della posizione della Commissione europea che considera incompatibili le esenzioni fiscali concesse ai porti italiani con le norme sugli aiuti di stato dell’Unione Europea.

Per le tre organizzazioni sindacali confederali dei trasporti “si deve individuare una soluzione, volta a salvaguardare l’attuale sistema e, se fosse necessario, si deve ricorrere alla Corte di Giustizia dell’Ue perché il nostro sistema è sano e trasparente, non si configura alcuna concorrenza sleale e merita il giusto e dovuto rispetto”.

“E’ evidente – proseguono Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – che non c’è stato da parte della politica un sufficiente impegno nel difendere le sostanziali differenze tra i nostri porti e quelli degli altri paesi UE, mettendo in forte discussione la natura giuridica del nostro sistema di governance nonché la tenuta degli investimenti in una infrastruttura di interesse pubblico”.

Secondo le tre organizzazioni sindacali “è’ assolutamente sbagliato e improponibile paragonare le nostre Autorità di Sistema Portuale, enti pubblici non economici, a qualunque altra impresa e conseguentemente sostenere che i canoni si configurano come utili e quindi da tassare. Il ruolo delle AdSP, svolto per conto dello Stato, è assolutamente rivolto al funzionamento dell’ente pubblico e allo svolgimento delle sue funzioni pubblicistiche che non perseguono fini di lucro e non operano sul mercato in regime di concorrenza ma svolgono funzioni di affidamento e controllo delle attività finalizzate alla fornitura a titolo oneroso agli utenti portuali di servizi di interesse generale con precisi compiti di indirizzo, programmazione, coordinamento, promozione e controllo delle operazioni portuali. La differenza tra le nostre AdSP e quella dei paesi sui quali è già intervenuta la Ue, Belgio, Francia, Olanda e Spagna, è sostanziale, lì c’è la gestione diretta delle aree portuali e nel contempo sono loro stessi prestatori di servizi portuali a pagamento oltre a negoziare direttamente il corrispettivo”.

“Scongiuriamo fortemente e ci opporremo con determinazione – affermano infine Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – alla trasformazione delle nostre AdSP in Spa che devono restare pubbliche a difesa dell’interesse generale affinché i nostri porti possano davvero continuare a essere asset strategico per il Paese e la stessa Europa”.

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