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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Ultima bozza Recovery Fund: resistono porti, ferrovie e aeroporti. Niente fondi per il rinnovo flotte navali

Nelle ultime ore ha iniziato a circolare l’ultima versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “Next Generation Italia” con le linee di indirizzo inserite nella bozza da sottoporre al Consiglio dei Ministri che a questo punto potrebbe tenersi domani, venerdì 8 gennaio.

In materia di trasporti e logistica balza immediatamente all’occhio che, come anticipato da SHIPPING ITALY, si è persa traccia del programma di rinnovamento delle flotte navali così com’era stato puntualmente descritto nel Piano in circolazione negli ultimi giorni del 2020.

Nel documento “l’ultima revisione della bozza di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) ha puntato ad accrescere le risorse nette per gli investimenti. Impiegando le risorse dei fondi nazionali di coesione FSC 2021-2027 non ancora programmate, è stato possibile incrementare gli investimenti in misura superiore a 20 miliardi per nuovi progetti in importanti campi che comprendono, ad esempio, la rete ferroviaria veloce, la portualità, il trasporto locale sostenibile, la banda larga e il 5G, il ciclo integrale dei rifiuti, l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno”. Il Paese investirà anche “nella conversione del biogas per la produzione di bio-metano da impiegare nei trasporti e anche per usi civili”.

La sintesi del Piano rende noto poi che “una specifica linea di azione è rivolta allo sviluppo della mobilità sostenibile attraverso il potenziamento delle infrastrutture per il trasporto rapido di massa e delle ciclovie e a un imponente rinnovamento del parco circolante di mezzi per il trasporto pubblico locale”. In questo filone potrebbero forse essere ricompresi anche mezzi navali. Poi ancora si legge: “Si promuove il rilancio dell’industria italiana produttrice di mezzi di trasporto pubblico e della relativa componentistica tramite una coerente e prevedibile politica di public procurement, il sostegno alla ricerca e sviluppo delle aziende della filiera autobus e più in generale dell’automotive, nonché contributi agli investimenti laddove praticabile dato il regolamento RRF e la normativa europea sugli aiuti di Stato”.

Scorrendo lo schema riassuntivo dei progetti e dei relativi finanziamenti sic nota che 7,55 miliardi di euro saranno destinati a “Trasporti locali sostenibili, ciclovie e rinnovo parco rotabile”. Ai “Sistemi di gestione rifiuti raccolti a mare nelle aree portuali” andrà mezzo miliardo, mentre il “Progetto integrato Porti d’Italia” si è meritato 3,32 miliardi e qui ci sono dentro i soldi per la nuova diga di Genova e per il porto di Trieste oltre agli altri interventi ammessi negli scali italiani. Alla voce “Digitalizzazione aeroporti e sistemi logistici” corrisponde poi un budget di fondi pubblici pari a 360 milioni di euro. Sempre in tema di infrastrutture, infine, 26,7 miliardi andranno a “Opere ferroviarie per la mobilità em la connessione veloce del Paese” mentre 1,6 miliardi sono riservati a “Messa in sicurezza e monitoraggio digitale di strade, viadotti e ponti”.

L’associazione di categoria Conftrasporto – Confcommercio nel pomeriggio è intervenuta per dire che “l’acceso dibattito sul Piano Nazionale è, purtroppo, fonte di preoccupazione, in quanto accresce le incertezze sugli effettivi sviluppi operativi che tale strumento strategico metterà a disposizione delle imprese”. Per Conftrasporto-Confcommercio è “essenziale che siano sostenuti gli investimenti degli operatori del trasporto e della logistica nella transizione verde e digitale: sostegno per navi a ridotte emissioni nei settori dei traghetti e delle crociere, anche per rilanciare la cantieristica italiana, rinnovo del parco dei veicoli industriali e commerciali, diffusione dei combustibili alternativi e impiego dell’idrogeno nei trasporti via terra e via mare sono le priorità. Sul fronte delle infrastrutture è necessario dedicare una particolare attenzione al tema della resilienza ai cambiamenti climatici”.

Conftrasporto ritiene che “il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza per essere più efficace non dovrebbe privilegiare interventi che sarebbero comunque realizzati con risorse ordinarie dello Stato ma definire un quadro, il più possibile condiviso, di misure addizionali, che sappiano imprimere al tessuto produttivo italiano l’atteso incremento di competitività”.

Nicola Capuzzo