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Il ‘punto nave’ di Onorato su Tirrenia Cin: “Il nostro piano non prevede mutazioni nel perimetro occupazionale”

Dopo qualche settimana di silenzio (e qualche giorno di censura subita dal proprio profilo Facebook con conseguente cancellazione del post riguardante il finanziere Antonello Di Meo) il patron del Gruppo Moby, Vincenzo Onorato, è tornato a parlare per fare il ‘punto nave’ (in gergo marinaresco l’aggiornamento della posizione) sulle questioni che riguardano Compagnia Italiana di […]

di Nicola Capuzzo
27 Maggio 2021
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Dopo qualche settimana di silenzio (e qualche giorno di censura subita dal proprio profilo Facebook con conseguente cancellazione del post riguardante il finanziere Antonello Di Meo) il patron del Gruppo Moby, Vincenzo Onorato, è tornato a parlare per fare il ‘punto nave’ (in gergo marinaresco l’aggiornamento della posizione) sulle questioni che riguardano Compagnia Italiana di Navigazione.

Il messaggio dell’armatore partenopeo inizia così: “Riscontriamo i comunicati e la posizione dei sindacati Filt Cgil e Fit Cisl in cui esprimono legittima preoccupazione per il futuro di Cin-Tirrenia e in particolare del futuro dei 6.000 marittimi, tutti italiani, della Flotta Onorato. Condividiamo pienamente la loro apprensione soprattutto perché, come già comunicato, l’offerta rifiutata dal Mise e dai commissari di Tirrenia in Amministrazione Straordinaria prevedeva il pagamento dell’80% del credito dovuto contro circa solo il 15-20%, come attestato, tra svariati anni e senza ovviamente alcuna garanzia occupazionale. Il rifiuto di quest’ultima è già difficile da spiegare”.

Il discorso passa poi allo stallo della trattativa con i Commissari di Tirrenia in Amministrazione Straordinaria delle ultime settimane dove la giustificazione da parte loro sarebbe stata il nodo delle garanzie. “Su questo punto – prosegue Onorato – precisiamo che anche grazie, e soprattutto, all’intervento del fondo Europa Investimenti, pagheremo 77 milioni di euro in favore di banche e bondholders, ovvero l’INTERO DEBITO CIN NEI CONFRONTI DEGLI STESSI, che saranno quindi OBBLIGATI al rilascio del consenso alla cancellazione delle ipoteche attualmente esistenti in loro favore sulle navi, con la conseguente permanenza sulle stesse della sola iscrizione di ipoteca di primo grado in favore di Tirrenia A.S. Non comprendiamo quindi perché si parli di un problema di garanzie, considerando anche che il valore delle navi offerte in garanzia a Tirrenia A.S. è oltremodo capiente rispetto al credito dovuto”.

L’armatore, che in questo post riprende largamente una nota stampa di replica inviata nei giorni scorsi a un giornale romano, aggiunge come “tutto ciò risulti incomprensibile e quindi strumentale e pretestuoso soprattutto alla luce del fatto che Tirrenia A.S. è un creditore chirografario, ovvero oggi privo di qualsiasi garanzia reale. Le altre condizioni, 6 in totale, imposte dal Ministero dello Sviluppo Economico, quattro sono state accettate e due sono state ritenute dall’Attestatore illegittime e con profili di illegalità”.

Tornando alle “legittime apprensioni dei sindacati”, con cui Onorato dice che il gruppo è pronto “e con piacere a proseguire con ulteriori confronti, quanto prima, oltre a quelli già intercorsi di recente”, l’armatore ribadisce “che il nostro piano industriale non prevede mutazioni nel perimetro occupazionale, ma solo la sostituzione di alcune navi con nuove unità già attualmente in costruzione”.

Questa la chiosa del post: “È il caso di precisare che Cin ha già e più volte chiesto al Mise la convocazione dei propri rappresentanti e di quelli di Tirrenia in A.S. a un tavolo di confronto per facilitare la richiesta di una soluzione alla presenza degli esponenti ministeriali, ma il Mise non ha mai dato alcun riscontro a queste ripetute richieste”.

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