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Garrè (Sgdp): “Aumentata la richiesta di demolizioni navali ma è difficile competere con la Turchia”

Genova – “La pandemia di Covid 19 ha creato un’accelerazione e ha fato aumentare la richiesta di demolizioni navali. Soprattutto nel settore crociere”. A spiegarlo è stato Ferdinando Garrè, vertice di Genova Industrie Navali e di San Giorgio del Porto, il cantiere che si appresta ad avviare nei bacini di carenaggio di Genova lo smaltimento […]

di Nicola Capuzzo
6 Luglio 2021
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Genova – “La pandemia di Covid 19 ha creato un’accelerazione e ha fato aumentare la richiesta di demolizioni navali. Soprattutto nel settore crociere”. A spiegarlo è stato Ferdinando Garrè, vertice di Genova Industrie Navali e di San Giorgio del Porto, il cantiere che si appresta ad avviare nei bacini di carenaggio di Genova lo smaltimento di tre navi in disuso da molti anni (classificate come rifiuto) seguendo per la prima volta nel nostro paese le nuove norme europee sul ship recycling. Le tre unità in questione sono una cementiera (Mar Grande), una nave cisterna (Theodoros) e una general cargo (Sentinel).

“Le navi saranno smaltite in tre mesi di tempo” ha fatto sapere Garrè, dopo essere rimasta (due di queste) abbandonate in banchina per oltre dieci anni. “Oggi festeggiamo un nuovo lavoro di ship recycling dopo il primo intervento portato a termine sul relitto della Costa Concordia. È stato un importante lavoro di gruppo portato a termine da tutto il sistema Genova. Spero che questa operazione di ship recycling secondo le ultime norme europee sia la prima di molte”.

San Giorgio del Porto è uno dei pochissimi stabilimenti nel Mediterraneo che figurano nell’elenco dei siti classificati dall’Europa fra quelli rispondenti agli standard imposti proprio dal regolamento  sul ship recycling. Nel Mediterraneo gli altri sono in Turchia e la concorrenza per il competitor italiano è impari: “In Italia per essere competitivi dobbiamo chiedere dei contributi economici mentre i cantieri turchi pagano gli armatori per avere navi da demolire. Perché? Uno dei motivi è sicuramente il costo della manodopera ma non è l’unico” risponde prudentemente Garrè, che non vuole fare polemica ma aggiunge: “C’è una legge europea sul ship recycling che poi ogni Paese recepisce a modo suo. Posso dire che nel nostro Paese certamente la gestione e lo smaltimento dei rifiuti è più complicata e costosa che altrove”.

A questo proposito il numero uno di San Giorgio del Porto ha voluto sottolineare la scelta di Italcementi, società proprietaria fino a un paio d’anni fa della nave Mar Grande, che dal porto di Taranto ha scelto di far rimorchiare lo scafo fino a Genova e non in Turchia per lo smaltimento “rinunciando evidentemente a un vantaggio economico pur di farla smaltire con gli standard italiani”.

Il porto di Genova, e in futuro anche quello di Piombino (anche il cantiere Piombino Industrie Marittime partecipato al 50% da San Giorgio del Porto ha chiesto infatti di essere iscritto nell’elenco dei cantieri di demolizione riconosciuti  dall’Europa), attende di poter ricevere altro naviglio da smaltire non appena entreranno in vigore le norme previste dall’ultima Legge di Bilancio che garantisce un contributo allo smaltimento dei relitti abbandonati in vari scali italiani.

N.C.

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