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Porti

Nei porti laziali crescono le merci varie mentre passeggeri, rinfuse e container stentano

Per quanto la crescita sull’anno pandemico (2020) sia significativa (+18,1% nelle merci), i dati di traffico dei primi 9 mesi dei porti del Lazio diffusi dall’Autorità di Sistema Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta restano per molti aspetti ancora preoccupanti se analizzati su un più ampio arco temporale. Fino al 30 settembre 2021 gli scali […]

di Nicola Capuzzo
12 Novembre 2021
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Roma Cruise Terminal Civitavecchia AM

Per quanto la crescita sull’anno pandemico (2020) sia significativa (+18,1% nelle merci), i dati di traffico dei primi 9 mesi dei porti del Lazio diffusi dall’Autorità di Sistema Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta restano per molti aspetti ancora preoccupanti se analizzati su un più ampio arco temporale.

Fino al 30 settembre 2021 gli scali laziali, con 9,7 milioni di tonnellate movimentate, sono ancora lontani (-12,4%) rispetto ai primi tre trimestri del 2019. Decisivo l’impatto delle rinfuse liquide (da 4 a 2,8 milioni di tonnellate, pari al -30,9%), gravate non solo dalla lentezza della ripresa del sistema produttivo – come in altri scali italiani – ma anche dalla perdurante stagnazione del traffico aereo di Fiumicino, fra i maggiori aeroporti italiani, dove si sono ovviamente ridotti gli approvvigionamenti di fuel.

Segnali incoraggianti, invece, in ambito general cargo: il gap complessivo 2021/2019 è del 3,2%, con i rotabili (4,1 milioni di tonnellate) sotto del 3,8% e i container (690mila tonnellate) del 3,9%. Il trend di crescita ha già permesso di superare i valori del 2018 ed è destinato a rafforzarsi, dato che nei primi nove mesi dell’anno in corso ancora non figurano i numeri del nuovo servizio diretto con la Cina partito a settembre. In termini di Teu imbarcati e sbarcati la flessione è stata del -12,8% (10.519 Teu in meno) nei primi nove mesi del 2021 (complessivamente 71.622 Teu) rispetto allo stesso periodo del 2020.

Ampliando l’analisi comparativa fino al 2018 sorgono però le maggiori preoccupazioni per il network laziale. Se il confronto col 2019 già è allarmante, ancorché, come detto, da filtrare col dato delle rinfuse liquide, quello col 2018 mostra che il problema prescinde dal Covid e risiede – cosa peraltro nota – nel quasi dimezzamento (-44,8%) di una merceologia, le rinfuse solide, che tre anni fa valeva quasi un terzo dell’intera movimentazione. Il grosso (circa 1,5 milioni di tonnellate, considerando i primi nove mesi) è il carbone che Enel ha smesso di utilizzare per la centrale di Torrevaldaliga, tonnellate che non torneranno e che ad oggi, pandemia o meno, non sono state ‘sostituite’.

Discorso a parte per il traffico passeggeri. Quelli dei traghetti segnano +22,8% e quelli delle crociere +65,1% sul 2020, mentre resta ampiamente negativo – anche considerando il ‘peso’ economico relativo per l’AdSP – il confronto col 2019: rispettivamente -33,4% e -85,2%.

Così ha commentato la situazione il presidente dell’AdSP Pino Musolino: “L’aumento del 20% del tonnellaggio complessivo dei traffici indica chiaramente come il sistema portuale del Lazio, con particolare riferimento a Civitavecchia, ma anche a Gaeta e Fiumicino, abbia intrapreso la strada giusta verso la ripresa, non solo sui passeggeri crocieristi,  dove il settore è ripartito a livello globale proprio da Civitavecchia, che nel 2021, con ogni probabilità, sarà il primo porto al mondo, ma soprattutto per quanto riguarda le merci. Il dato sui contenitori, nonostante sia ancora negativo, ma sostanzialmente in linea con l’anno passato, non tiene ancora conto della nuova linea diretta con la Cina, partita a fine settembre. La nostra azione comincia a dare i suoi frutti e il mercato inizia ad accorgersi delle potenzialità e dei vantaggi competitivi del nostro scalo. Il consolidamento di questo trend di crescita ci permetterà di affrontare il 2022 con un approccio finalmente non soltanto difensivo, ma di tipo proattivo, auspicando che possa essere l’anno di svolta rispetto all’emergenza e alla pandemia”.

A.M.

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