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I piccoli armatori minacciano il fermo

L’allarme lanciato la scorsa settimana non ha sortito effetto, sicché le sigle datoriali Aiatp (Associazione Italiana Armatori Trasporto Passeggeri) e Acap (Associazione Cabotaggio Armatori Partenopei), insieme alle associazioni sindacali Cisal e Federmar, hanno rincarato la dose e alzato l’asticella, con la minaccia di un fermo. “Chiediamo al Ministro Giovannini di sospendere il varo del decreto […]

di Nicola Capuzzo
24 Novembre 2021
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L’allarme lanciato la scorsa settimana non ha sortito effetto, sicché le sigle datoriali Aiatp (Associazione Italiana Armatori Trasporto Passeggeri) e Acap (Associazione Cabotaggio Armatori Partenopei), insieme alle associazioni sindacali Cisal e Federmar, hanno rincarato la dose e alzato l’asticella, con la minaccia di un fermo.

“Chiediamo al Ministro Giovannini di sospendere il varo del decreto di recepimento della direttiva (UE) 2019/1159 e di aprire immediatamente un tavolo di confronto. Diversamente, saremo costretti a manifestazioni di protesta e in ogni caso a non osservare le assurde disposizioni del decreto, poiché non possiamo certo perdere il lavoro e mettere a repentaglio la vita di centinaia di famiglie in una situazione già gravissima a causa degli effetti della pandemia. Non intendiamo perdere il lavoro a causa del comportamento scorretto e superficiale del Ministero”.

L’oggetto della contesa è lo schema di decreto legislativo recante attuazione della summenzionata direttiva in materia di requisiti della gente di mare. E, in particolare, l’articolo 2 che fra le altre cose introduce una definizione di “acque protette” in funzione del limite posto alle “navi non adibite alla navigazione marittima”: stagionalità (maggio-settembre), diurnità, particolari condizioni meteo-marine e rispetto della distanza di 0,5 miglia dalla costa (che diviene un miglio con la definizione di “acque adiacenti alle acque protette”, entro cui le “navi non adibite alla navigazione marittima” possono operare coi medesimi limiti).

In sostanza, chi vorrà operare oltre questi limiti dovrà adeguarsi alle previsioni della “navigazione marittima” anche in termini di certificazioni sulla formazione dei propri equipaggi. Cosa che rischia di complicare la vita di armatori e marittimi, non solo secondo le suddette associazioni, ma anche nell’opinione dell’ottava Commissione (Lavori Pubblici) del Senato, che nell’esprimere un parere aveva suggerito al Governo di valutare alleggerimenti alle misure o quantomeno l’istituzione di un tavolo per discuterne con le parti.

Suggerimenti ignorati dal Governo, che col Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili – hanno ricostruito le 4 succitate sigle – che non ha risposto alla loro richiesta di incontro, “portando il 4 novembre lo schema di decreto legislativo in consiglio dei ministri per la definitiva approvazione” e invitando solo l’8 novembre Aiatp, Acap, Cisal e Federmar a un confronto. Dopo il rifiuto, i piccoli armatori e le due sigle sindacali chiedono uno sforzo in più a Enrico Giovannini.

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