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Economia

Le riflessioni di E. Grimaldi su monopoli nei porti, carburanti del futuro e impennata dei costi

In occasione dell’assemblea e degli ‘stati generali del trasporto e della logistica’ dell’associazione della logistica Alis a Roma, l’amministratore delegato di Grimaldi Group e presidente designato dell’International Chamber of Shipping, Emanuele Grimaldi, ha parlato ad ampio raggio di porti, emissioni e costi impennati mettendo nel mirino i monopoli sulle banchine e non solo. «Se i […]

di Nicola Capuzzo
30 Novembre 2021
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In occasione dell’assemblea e degli ‘stati generali del trasporto e della logistica’ dell’associazione della logistica Alis a Roma, l’amministratore delegato di Grimaldi Group e presidente designato dell’International Chamber of Shipping, Emanuele Grimaldi, ha parlato ad ampio raggio di porti, emissioni e costi impennati mettendo nel mirino i monopoli sulle banchine e non solo.

«Se i litigi sono competitività va bene, se i porti competono tra loro sullo stesso traffico va bene. La competizione va bene, il bisticcio no. Il vero problema dei porti (in Italia, ndr) è che si è investito poco. Se si fa fotografia dei porti, gli altri all’estero hanno fatto molto di più, basta guardare il Pireo” ha detto Grimaldi. Che ha poi rivolto critiche ben precise: “Certo il fatto di averlo dato (il porto del Pireo, ndr) ai cinesi non è stata una buona idea. Si deve creare un sistema per evitare che il monopolista privato abusi della sua posizione. Hanno raddoppiato le tariffe al porto del Pireo. Ma non si deve dare la possibilità a un monopolista di abusare della sua posizione”.

Anche per questo l’armatore partenopeo ha preannunciato l’intenzione di inviare al ministero greco una proposta attualmente ancora in fase di studio. “Stiamo partecipando alla privatizzazione dei porti di Corfù e Igoumenitsa, in società con lo Stato greco che ha il 10%” ha proseguito. “Abbiamo investito in tanti porti nel mondo, anche in Nigeria. Ci sono già in teoria dei principi per cui i monopolisti non possono abusare della loro posizione. Si potrebbe rendere necessario il parere del ministero competente”.

In tema di emissioni il vertice di Grimaldi Group ha affermato che lo shipping conta per il 2-3%, trasportando il 90% delle merci. “Il rapporto tra tonnellata e chilometro è dunque molto favorevole” secondo l’esperto armatore. Che poi ha aggiunto: “I possibili combustibili sono idrogeno, ammoniaca, qualche carburante sintetico costosissimo. Ma non esiste idrogeno verde né ammoniaca verde, ci sono molte più emissioni nel produrle che nel bruciarle. Per produrre ammoniaca si inquinerebbe il triplo. Stiamo guardando anche al nucleare sicuro, questi sono gli argomenti discussi ogni giorno. Si parla di cattura del CO2, una tecnologia affascinante, e di altri sistemi, ma per ora non si trova accordo tra regolatori”.

Grimaldi ha anche ricordato quanto la geopolitica e i programmi verso la transizione ecologica siano fra loro interdipendenti: “A livello mondiale, Europa e America stanno dalla stessa parte, spingono per fare di più, ma c’è il blocco dei Paesi in via di sviluppo, che dicono: ci volete rallentare. Cina, India e Russia sono i tre Paesi più importanti che stanno rallentando. Dicono che il problema l’abbiamo creato noi, loro avevano economie che inquinavano poco, ma oggi sono quelli che inquinano di più. Non si riesce a trovare un’unità” è il riassunto offerto dal vicepresidente designato dell’Ics. “Credo – ha aggiunto – che le derive che purtroppo avremo con provvedimenti diversi in varie parti del mondo sono una bruttissima notizia. In certi casi si spingeranno certi tipi di carburante, e saranno trattati in modo diverso, ci sono lobby che spingono per l’una o l’altra”.

In conclusione un accenno è stato fatto da Grimaldi agli aumenti dei costi e all’impatto della pandemia sulle catene logistiche globali: “L’esplosione dei costi è stata forse l’unica crisi globale che ha chiuso tutto per alcuni mesi. Ci sono stati mesi in cui non si produceva niente, nemmeno durante le guerre era successo. Nel trasporto automotive lavoro da 50 anni, non era mai successo che chiudessero tutte le fabbriche. Per esempio i microchip che oggi non si trovano. Quando c’è stata la ripresa, l’offerta era insufficiente rispetto alla domanda, così sono esplosi i prezzi. Per le auto mi dicono che oggi c’è un’attesa di 6 mesi, se ibrida o elettrica di più. C’è una fortissima domanda che si confronta con un’offerta ridotta, si sono prodotte e ordinate poche navi e anche oggi c’è molta timidezza nel fare investimenti, anche per le questioni ambientali”.

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