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Riforma del Registro, il Governo conferma la linea

La modifica inserita nel DL Aiuti ter: pressoché immutata rispetto alle bozze primaverili la disciplina dei ricavi ancillari al trasporto marittimi. Crescono gli oneri complessivi

di Andrea Moizo
16 Settembre 2022
Stampa
Bandiera Marina Mercantile italiana NC

A quasi sei mesi dalla prima bozza, stralciata nel fuoco delle polemiche che ne scaturirono, il Governo sarebbe pronto in limine mortis a varare la riforma del Registro Internazionale, imposta dalla decisione con cui la Commissione Europea, più di due anni fa, prorogò la validità dell’impianto normativo a condizione che l’Italia ne estendesse i benefici alle altre bandiere europee (del See – Spazio Economico Europeo).

La querelle su cui si incagliò l’iter verteva sulla possibilità di applicare ai proventi ancillari al trasporto marittimo i benefici fiscali previsti dall’iscrizione di una nave nel Registro Internazionale. La norma vigente prevede che l’intero reddito ancillare (ad es la parte terrestre di un trasporto door to door effettuato dalla nave iscritta e venduto dalla compagnia armatoriale o le operazioni terminalistiche incluse in un’unica fattura) possa usufruire del beneficio (imputabilità a imponibile del solo 20%).

La bozza governativa presentata a marzo prevedeva che solo il 50% di tali redditi potesse beneficiare del favore fiscale, ma i detrattori dell’esecutivo, capitanati da Assiterminal, Filt Cgil e Uiltrasporti, in contrapposizione in particolare ad Assarmatori, sostennero che l’estensione dell’intera disciplina del Registro alle bandiere europee avrebbe consentito ai grandi player del trasporto marittimi internazionale di fruire del beneficio e avrebbe quindi aumentato esponenzialmente la concorrenza sleale dei medesimi a danno delle imprese italiane terze prestatrici dei suddetti servizi ancillari. A poco valse segnalare come i grandi player già potessero, col Registro vigente, applicare il beneficio semplicemente spostando la flotta sotto bandiera italiana, peraltro sull’intero eventuale reddito ancillare e non sul 50%.

Spentosi l’eco delle polemiche, il Governo è tornato sul punto (anche probabilmente per evitare che i ritardi accumulati irritassero Bruxelles e decretassero una bocciatura tout court della norma) e ha inserito la riforma del Registro nel Decreto Legge Aiuti bis, di cui oggi hanno cominciato a circolare le bozze.

La maggior parte dei ritocchi è formale. L’esecutivo, infatti, ha confermato il lavoro svolto nei mesi scorsi, anche sul contestato nuovo articolo 6-quinquies. Due le differenze sostanziali rispetto alla bozza di marzo, che però non spostano l’equilibrio dell’impianto difeso da Assarmatori. La prima è che dai redditi ancillari beneficiari è stato escluso quello derivante da una plusvalenza eventualmente scaturita dalla cessione di una nave. La seconda è che entro due mesi dall’entrata in vigore un Decreto del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili di concerto col Ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà individuare formalmente le attività accessorie e “le modalità di acquisizione da parte dell’impresa, presso società controllate, controllanti, sottoposte a comune controllo o collegate”, Come nella prima bozza, i redditi delle operazioni intragruppo dovranno essere “determinati con riferimento alle condizioni e ai prezzi che sarebbero stati pattuiti tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza e in circostanze comparabili, se ne deriva un aumento del reddito”.

Per il resto, al netto di qualche snellimento e perfezionamento, la riforma è come detto confermata. A mutare, in aumento, è però il calcolo degli oneri che ne deriveranno, che passano da 40,4 milioni di euro fra 2022 e 2024 a 53,9 (14,5 milioni di euro per l’anno 2022, 20,3 milioni di euro per l’anno 2023 e 19,1 milioni di euro a decorrere dall’anno 2024).

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