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Cantieri

I derivati sui cambi rischiano di mettere in crisi Cimolai

Il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro costa caro all’azienda friulana: possibile un aumento di capitale con sottoscrittori stranieri

di Redazione SHIPPING ITALY
10 Ottobre 2022
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Seabourn Pursuit – cantiere Cimar – Porto Nogaro

Il deprezzamento dell’euro a favore del dollaro, arrivato dopo anni come cascame della caotica situazione internazionale, costa caro a Cimolai, general contractor di punta dell’industria italiana, attivo anche in ambito marittimo-portuale (appaltatore della nuova torre piloti di Genova e operatore navalmeccanico, sia in proprio che in partnership con il cantiere T. Mariotti).

Secondo quanto rivelato da Bloomberg, l’azienda, su iniziativa della direzione finanziaria e all’insaputa del presidente e del resto del top management, si sarebbe particolarmente esposta negli ultimi anni ai derivati legati al tasso di cambio euro-dollaro, chiamati “targeted accrual redemption forwards”, per ridurre il rischio di cambio sui suoi progetti all’estero, scommettendo sul gap favorevole all’euro. Il recente deprezzamento della moneta comunitaria avrebbe quindi causato serie perdite a Cimolai, in ragione delle garanzie finanziarie pretese dagli istituti di credito a copertura dei derivati.

Secondo Il Sole 24 Ore “i rumors sul mercato sembrano indicare che il gruppo Cimolai non sia riuscito a reintegrare tutte le garanzie e che una delle tante banche abbia minacciato il ‘failure to pay’. Cioè il mancato pagamento. Questo potrebbe in linea teorica anche far scattare le altre banche, che avrebbero il diritto di chiudere i contratti e chiedere a Cimolai tutti i soldi. Tanto che in questi giorni si era anche vociferato di possibili procedure a tutela del gruppo. Dal gruppo Cimolai fanno solo sapere che nessuna banca ha chiesto, per ora, il failure to pay”.

Di certo l’indutria friulana ha ingaggiato l’advisor Lazard per assisterla nella revisione delle sue passività. Fra le ipotesi anche quella di un aumento di capitale che potrebbe essere sottoscritto da gruppi stranieri non meglio precisati.

“Nonostante la drammatica congiuntura, nazionale e internazionale, la gestione caratteristica è soddisfacente e in linea con le attese” ha fatto sapere con una nota Cimolai: “Il portafoglio ordini – oltre 800 milioni di euro – è ai massimi storici e potrà beneficiare ulteriormente degli investimenti previsti nell’ambito del Pnrr. L’indebitamento ordinario sarebbe del tutto fisiologico. L’unico problema è rappresentato da alcuni contratti derivati, emessi all’insaputa del presidente e degli organi sociali, che per effetto della repentina caduta del corso dell’euro nei confronti del dollaro presentano criticità. Per questo è stato dato mandato a Lazard di esaminare l’intero portafoglio degli strumenti finanziari ed eventualmente rinegoziare o impugnare tali contratti. Questo lavoro è ancora in corso e non è dunque ancora possibile quantificare l’ammontare delle reali ricadute sui conti aziendali”.

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