Malumori (silenziosi) per gli aumenti fino al 25% per il pilotaggio nei porti italiani
La revisione biennale delle tariffe ha portato in alcuni porti a crescite marcate e a lagnanze di alcuni operatori locali

Come di consueto, l’aggiornamento biennale delle tariffe di pilotaggio nei porti italiani è avvenuto in sordina. Ma questa volta gli effetti, in vigore dal primo luglio, parrebbero destinati a farsi sentire, a dispetto di una tendenza ad ovattare la polemica.
Eloquente è però la tabella che mostriamo in pagina. In alcuni porti l’applicazione della formula che sottende al calcolo con approccio prociclico ha portato a incrementi vicini o superiori al 25% delle tariffe, per quanto in alcuni scali si attenda un supplemento di istruttoria ad hoc.
SHIPPING ITALY ha provato a contattare le associazioni di categoria che rappresentano la clientela dei piloti dei porti, ma tanto Federagenti, quanto Assarmatori e Confitarma hanno preferito il “no comment”.
“Aumenti del 25% per il servizio di pilotaggio nel porto di Taranto, effettivi dal 1° luglio, comunicati con una semplice telefonata della segreteria dei piloti. Nessun preavviso, con navi già in porto e Pda (Proforma Disbursement Account, preventivi di costo, ndr) inviati. In un momento di crisi che strangola il porto, c’è chi sembra immune alle logiche di mercato e concorrenza. Un duro colpo per chi opera in un settore già in difficoltà” ha commentato invece Giuseppe Melucci in un post su Linkedin apprezzato da svariati colleghi, operativi ad esempio a Brindisi, altro scalo colpito da un +25%.
Incrementi di simile entità anche a Catania, Marina di Carrara, Porto Torres e Portoferraio e a due cifre percentuali anche ad Ancona, Augusta, Cagliari, Salerno, Sant’Antioco. Solo a Venezia e Chioggia le tariffe sono scese di alcuni punti percentuali.
A.M.
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