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“Le rotte dello shipping italiano verso il 2026”

Il contributo a firma di Guido Grimaldi (ALIS) pubblicato nell’inserto speciale “Un anno di SHIPPING in ITALY” – Edizione 2025

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
28 Dicembre 2025
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A questo link leggi l’inserto speciale “Un anno di SHIPPING in ITALY” – Edizione 2025

 

Guido Grimaldi *

* presidente Alis

Il 2025 si chiude confermandosi un anno complesso ma estremamente dinamico per la logistica e lo shipping italiano. La nostra industria ha saputo restare competitiva nonostante uno scenario complesso causato dalle tensioni geopolitiche, dalla crescita rallentata dell’Europa e da un quadro regolatorio che, con l’applicazione dell’ETS al trasporto marittimo, sta producendo significativi effetti distorsivi.

Eppure, proprio in questo contesto, il settore ha dimostrato di saper generare visione e nuove opportunità. Tra queste, spicca il rafforzamento dei collegamenti in Short Sea Shipping tra Italia e Turchia, con lo sviluppo dell’intermodalità marittima messa in campo dal Gruppo Grimaldi che con ben quattro navi operative e oltre tremila semirimorchi e camion a settimana sono riusciti a coprire il 60% del mercato, con l’intenzione di impiegare una quinta nave per ridurre ulteriormente i costi logistici, aumentare la capacità e rafforzare i collegamenti e la frequenza. Ciò permette a questi due Paesi amici, anche attraverso gli accordi bilaterali, di poter collaborare implementando ancora di più gli scambi commerciali con prezzi più competitivi e servizi migliori. È il segno tangibile che la cooperazione internazionale, quando pragmatica, genera valore industriale. Per questo il 2026 dovrà essere l’anno del consolidamento degli accordi bilaterali fra i due Paesi, trasformando queste linee in un vero asse strategico del Mediterraneo.

Parallelamente, il 2025 ha accentuato – a causa del phase in – i limiti e i danni dell’attuale ETS marittimo, espressi dal Presidente dell’International Chamber of Shipping Emanuele Grimaldi e da me, tanto a livello nazionale in qualità di Presidente ALIS e Vicepresidente Confitarma quanto a livello europeo nel Board of Directors di ECSA, l’Associazione europea degli armatori. Il rischio è concreto: un ritorno massiccio dei camion sulla rete stradale, con aumento di emissioni, congestione, costi di beni e prodotti per le famiglie italiane, vanificando così gli sforzi compiuti negli ultimi 30 anni. L’attuale ETS, infatti, grava soprattutto sui servizi Ro-Ro e Ro-Pax – cardine dell’intermodalità – mentre la differenza di trattamento con la gomma, esentata fino al 2028 attraverso l’ETS2, crea una forte concorrenza modale ed un gap ancora più significativo tra le Autostrade del Mare e coloro che viaggiano tutto strada. Le stime parlano di un impatto economico europeo pari a 5,7 miliardi nel 2025 e oltre 8,2 miliardi nel 2026 (RINA), con un evidente rischio di back shift modale già in atto.

Per questo è necessario che l’Italia assuma in Europa una posizione chiara: immediata sospensione dell’ETS marittimo, almeno fino all’entrata in vigore dell’ETS2; in subordine, congelamento dell’attuale phase in del 70% evitando il passaggio al 100% nel 2026; reinvestimento integrale dei proventi ETS nel settore marittimo, secondo il principio: “ciò che proviene dal mare ritorni al mare”; tutela dei servizi verso le isole maggiori, estendendo le deroghe già previste per le minori; soprattutto, allineamento tra norme UE e futura misura globale IMO, per evitare doppia tassazione e garantire un vero level playing field internazionale.

In definitiva il messaggio che proviene da questo 2025 è chiaro: lo shipping italiano è pronto a investire in sostenibilità e innovazione, ma chiede un quadro regolatorio equo. La sfida del 2026 sarà dunque doppia: consolidare le rotte strategiche che stanno ridisegnando la geografia logistica del Mediterraneo e difendere in Europa un modello di sviluppo che sia davvero sostenibile per l’ambiente, per l’economia, per la collettività. E proprio per questo, oggi più che mai, è il momento di tracciare con chiarezza la rotta del futuro.

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