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Prorogato unilateralmente il contratto con Marnavi e Vetor per il trasporto di acqua potabile

Esteso a tutto il 2026 a fronte di un corrispettivo di 19,446 milioni di euro il servizio di trasporto marittimo verso le isole minori siciliane

di FRANCESCA MARCHESI
16 Gennaio 2026
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Stella di Lipari (Marnavi)

Il Ministero della Difesa, tramite la Commiservizi, ha disposto una proroga unilaterale del contratto in essere con Marnavi e Vetor (riunite in una Rti) per l’approvvigionamento di acqua potabile alle isole minori della Sicilia nel corso del 2026.

Lo si apprende dalla lettura di una determina risalente allo scorso 15 dicembre ma pubblicata ieri dal dicastero. Diversi i punti di interesse del documento. In primis, l’appalto riguarderà il periodo 1 gennaio 2026 – 31 dicembre 2026, nel quale le due compagnie, con l’impiego congiunto di 14 navi cisterna dedicate (6 di Marnavi e 8 di Vetor), si occuperanno di trasportare sulle isole minori siciliane 1,4 milioni cubi di acqua, a fronte di un corrispettivo di 19.446.000 euro (ovvero 23.724.120 euro Iva inclusa), per un prezzo unitario quindi di 13,89 euro al metro cubo, ovvero quello già fissato nel contratto precedente, siglato tra le parti nel giugno del 2024.

Non è riuscito, quindi, il tentativo di Marnavi di vedersi riconosciuto un aumento del corrispettivo unitario “in base agli intervenuti adeguamenti Istat”. Nella fattispecie, la compagnia partenopea aveva richiesto inizialmente un prezzo di 15,73 euro/mc. Alla proposta il Ministero aveva replicato evidenziando che i suoi uffici, applicando gli stessi aumenti Istat, erano pervenuti al prezzo di 14,317 euro/mc, un importo che comunque non avrebbe potuto coprire con i fondi a disposizione, dato che questo avrebbe voluto dire “comprimere leggermente la ‘piccola riserva’” disponibile per “eventuali sopravvenute maggiori esigenze impreviste ed imprevedibili”. Da qui evidentemente la decisione di procedere con una proroga unilaterale.

Un altro punto da evidenziare riguarda il fabbisogno idrico delle isole, stimato dalla Regione Siciliana (sulla base delle indicazioni dei singoli comuni interessati) in 1,4 milioni di metri cubi annui, ovvero lo stesso ammontare già indicato nei contratti siglati nel 2022 e nel 2024 (nel 2002 l’ente aveva segnalato invece un fabbisogno di 1,750 milioni di metri cubi annui, mentre per il 2021 il contratto stipulato ne prevedeva circa 1,717 milioni mc). Un volume, quello per l’anno in corso, fissato sulla base del fatto che “i lavori di efficientamento idrico delle reti e la realizzazione di nuovi impianti di dissalazione sulle isole minori non saranno portati a termine entro il 31.12.2026 e che a tutt’oggi le isole minori della Sicilia continuano a non essere ancora autosufficienti”.

Preso atto che quindi non ci sono stati negli anni più recenti significativi miglioramenti su questo fronte, e che quindi le isole minori siciliane necessitano ancora di una quota consistente di approvvigionamenti di acqua potabile via mare, l’ultima osservazione da aggiungere è che anche per il 2026 per il servizio sarà grossomodo riproposta la stessa “gestione emergenziale e inefficiente” che secondo l’antitrust ha caratterizzato l’ultimo ventennio.
L’authority, in un documento del 2022, aveva stigmatizzato l’impostazione adottata da Ministero e Regione in quanto basata su concessioni annuali (e non pluriennali) assegnate tramite “procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara”, una linea seguita anche in questa ultima circostanza (la proroga di 12 mesi comunicata ora interessa un contratto siglato nel giugno 2024 della durata di 18 mesi). Un modello che secondo l’antitrust ha di fatto impedito negli anni che altri operatori – oltre a Marnavi e Vetor, ad oggi le uniche compagnie di navi cisterna autorizzate dal Ministero della Salute a espletare il servizio – si affacciassero a queste procedure in quanto disincentivati a effettuare gli investimenti necessari per dotarsi di mezzi adeguati.

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