Al rigassificatore offshore di Rovigo in arrivo carichi di Gnl dagli Usa al posto di quello qatariota
In arrivo anche un possibile cambio azionario per VTTI, società che controlla il terminale partecipato anche da Snam al 30%
Carichi di Gnl aggiuntivi per l’Italia arriveranno al terminal di Adriatic Lng di Porto Viro a partire da giugno, dal liquefattore di Golden Pass in Texas realizzato in jv da QatarEnergy e ExxonMobil. Lo ha riportato l’agenzia Reuters citando due fonti al corrente della situazione.
Nei giorni scorsi QatarEnergy ha dichiarato forza maggiore sul suo contratto da 6,4 mld mc all’anno con Edison a causa delle conseguenze della crisi iraniana e le mancate consegne dureranno almeno fino a giugno, ha detto Edison. La stessa azienda ha fatto sapere che garantirà comunque le forniture previste per i suoi clienti con volumi sostitutivi, anche con carichi addizionali promessi dal suo fornitore Usa Venture Global, che produce Gnl sulla cosa della Louisiana.
A marzo le esportazioni Usa di Gnl hanno raggiunto un picco storico con gli impianti di liquefazione esistenti che hanno lavorato sopra la capacità tecnica in seguito alla maggiore domanda globale legata all’interruzione delle esportazioni dal Golfo Persico e in particolare dal Qatar. ExxonMobil in precedenza ha fatto sapere che Golden Pass dovrebbe avviare la produzione nel secondo trimestre dell’anno. A regime il maxi impianto avrà una capacità di 18 milioni di tonnellate all’anno, equivalenti a quasi 25 miliardi di mc.
Intanto, secondo quanto riportato da Milano Finanza, il fondo australiano Ifm Investor, il colosso del trading Vitol e l’Adnoc di Abu Dhabi sarebbero intenzionate a cedere la quota di maggioranza della joint venture Vtti, a cui fa a sua volta capo il 70% del terminal di rigassificazione offshore Adriatic Lng di Porto Viro. I tre soci avrebbero conferito a Macquarie Capital un mandato per cedere la maggioranza. In particolare, Adnoc intenderebbe cedere tutto il suo 10% di Vtti, mentre Imf e Vitol venderebbero un 20% a testa, scendendo così al 25% ciascuna. Secondo il quotidiano i soci preparavano la mossa da molto prima dello scoppio a fine febbraio della crisi iraniana, che tuttavia ora rappresenterebbe un’incognita per la valutazione dell’asset e quindi anche un fattore di incertezza per il successo dell’operazione. L’altro 30% di Adriatic Lng fa capo a Snam e quello al largo di Porto Viro è attualmente l’unico rigassificatore italiano in cui la società di San Donato non abbia la quota di maggioranza.
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