Lsct internalizza il lashing, tensione a La Spezia
Il contratto con Dock Service (200 lavoratori) non sarà rinnovato a fine anno, ma il terminalista ventila la piena occupazione: sindacati in allerta
Il servizio di lashing (rizzaggio) all’interno del La Spezia Container Terminal, controllato da Contship e partecipato da Msc, sarà internalizzato a partire dall’inizio dell’anno prossimo.
Lo conferma una nota della società a SHIPPING ITALY, rilasciata a valle delle tensioni sindacali emerse nei giorni scorsi in relazione alla contestuale conclusione del contratto con l’attuale fornitore, Dockservice, cooperativa da oltre 200 lavoratori che è oggi il secondo operatore portuale per occupati: “Il contratto in essere con Dockservice è in scadenza a fine 2026 e non sarà rinnovato. La decisione è già stata comunicata formalmente all’Autorità di Sistema Portuale e alle organizzazioni sindacali (Cisl, Cgil e altre sigle). Il Gruppo Contship ha l’esigenza di internalizzare le attività core svolte fino ad oggi da Dockservice (servizi di rizzaggio) e ha quindi proposto un piano di integrazione delle risorse idonee all’interno delle società Hannibal ed Eagle (la prima parte di Contship, la seconda esterna, ndr). Le restanti risorse continueranno a essere impiegate in altre attività operative. Il progetto è impostato con l’obiettivo di garantire la piena continuità occupazionale: seguendo il percorso definito dal Gruppo Contship, non sono quindi previsti impatti sui livelli occupazionali”.
La preoccupazione dei sindacati, però, è non solo per uno scenario finora sprovvisto di garanzie documentali ma basato su rassicurazioni verbali, ma anche per il fatto che, anche quando fosse garantito il livello occupazionale, potrebbero non esserlo le condizioni esistenti.
La nota di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti diramata a valle di un incontro con le aziende, da una parte conferma infatti che “è intenzione di Lsct girare alla Cooperativa appalti di servizi aggiuntivi, creando (a loro dire) le condizioni di sopravvivenza della stessa (cioè l’autorizzazione ex art 16 come previsto dalla legge 84/94”, ma che “la lista di tali servizi non è ancora pronta e verrà consegnata appena ultimata nel prossimo incontro”.
Dall’altra sottolinea il “significato politico ben preciso. Quello di ridurre progressivamente il ruolo e la presenza del territorio in ambito portuale, accentrando le decisioni e i servizi in capo al terminalista che come ben noto ha origini altrove. In una fase di riassetto dell’organizzazione portuale e dei relativi servizi, l’obiettivo del sindacato è traguardare l’occupazione di tutti i lavoratori e le loro retribuzioni. Per questa ragione, Dockservice, che ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo portuale spezzino, deve continuare a veder riconosciute tutte le proprie attività”. Da qui l’impegno a convocare l’assemblea generale di tutti i lavoratori (soci e dipendenti) nei primi giorni della prossima settimana, per poi chiedere un altro incontro a Lsct.
Anche Cub – Confedewrazione unitaria di base è intervenuta in difesa dei lavoratori di Dockservice, che “dopo ventiquattro anni, si trovano davanti a un muro di silenzi. Nessuno spiega cosa accadrà dal 1°gennaio 2027. Nessuno chiarisce se dietro questa scelta ci siano strategie industriali, automatizzazioni non dichiarate, o peggio, operazioni che rischiano di scaricare sui lavoratori i costi di decisioni prese altrove. Non è accettabile che il porto della Spezia diventi un terreno di speculazione, dove si fanno profitti sulla pelle degli operai e si usa il territorio come piattaforma logistica al servizio di interessi stranieri. La città ha già sacrificato il mare in nome del lavoro: quel compromesso oggi non può essere tradito. Le istituzioni locali e nazionali devono intervenire subito, verificare ogni passaggio, pretendere trasparenza totale e soprattutto farsi da garante affinché nessun lavoratore perda diritti, salario o dignità”.
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