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Grimaldi e Giovannini d’accordo: “Non investire solo sui porti di Trieste e Genova”

“Da tempo si era puntato solo sullo sviluppo dei porti di Genova e Trieste, ma sento con piacere che è in atto un ripensamento”. Questo è un passaggio del discorso di Emanuele Grimaldi, amministratore delegato dell’omonimo gruppo armatoriale napoletano, nonchè presidente designato dell’International Chamber of Shipping, durante il primo dei ‘Tre giormi di Alis’ in […]

di Nicola Capuzzo
2 Luglio 2021
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“Da tempo si era puntato solo sullo sviluppo dei porti di Genova e Trieste, ma sento con piacere che è in atto un ripensamento”. Questo è un passaggio del discorso di Emanuele Grimaldi, amministratore delegato dell’omonimo gruppo armatoriale napoletano, nonchè presidente designato dell’International Chamber of Shipping, durante il primo dei ‘Tre giormi di Alis’ in corso a Sorrento.

“La teoria che puntava tutto su Genova e Trieste è di grande interesse per il resto d’Europa, ma io credo che con i soldi italiani vadano prima fatti i nostri interessi, che ci inducono a occuparci di tutti i nostri porti, per favorire il nostro export verso il resto del mondo e favorire anche l’importazione e la distribuzione delle merci che in buona parte passano per altri porti come Livorno, Civitavecchia, Napoli, Ravenna, Ancona, Venezia… i porti delle isole, senza parlare di Gioia Tauro”.

Insomma secondo Grimaldi è sbagliato concentrare investimenti e risorse pubbliche solo sui due maggiori scali del Nord Tirreno e del Nord Adriatico. “Trieste è sempre un porto importante, ma più mitteleuropeo che italiano; se guardi la geografia è meglio puntare anche su altri porti come quello di Ravenna. Inoltre per sviluppare davvero Trieste bisogna fare grandi infrastrutture ferroviarie verso l’Europa, che però sono su territorio austriaco e tedesco. Si dice che da Francoforte anziché viaggiare verso Nord le merci verranno verso il Sud? È da vedere, anche perché se si dovesse sviluppare il trasporto sulla rotta artica, forse andranno direttamente dall’Asia ad Amburgo… Una cosa è certa: come diceva il ministro (Giovannini, ndr) gli investimenti nei porti sono estremamente importanti perchè nel 2050, quando avremo ridotto al 50% le nostre emissioni, il volume dei trasporti si sarà raddoppiato, quindi le nostre emissioni per km a tonnellata dovranno essere scese al 25% rispetto ad oggi, il che vuol dire emettere un quarto dell’attuale CO2”.

Prima di lui proprio il ministro della Infrastrutture e della Mobilità sostenibili aveva detto: “Nei prossimi giorni porteremo alla Conferenza Stato Regioni la distribuzione dei primi 6-7 miliardi per la mobilità, il rinnovo delle flotte, le ferrovie regionali, l’intermodalità, E poi investiremo nei porti 4 miliardi di euro, una cifra mai vista, proprio per la trasformazione green e l’efficientamento complessivo”.

A proposito delle nuove opere infrastrutturali pronte a partire il ministro ha dichiarato: “Uno dei 3 lotti iniziali sarà il collegamento tra il porto di Gioia Tauro e le linee ferroviarie, vincolate da vecchie gallerie che non consentono il passaggio container. Quindi è stata fatta la scelta di stappare uno dei nodi che frenano il porto. Altro esempio è proprio l’investimento sulle Zes, sui retroporti. Con lo scioglimento dei ghiacci artici, la rotta nord-ovest da Shangai ad Amburgo passando per la Russia è realtà ma alcune vie d’acqua interne sono in crisi, per esempio quelle da Amburgo. Se pensiamo all’Italia come punto di partenza dei traffici dobbiamo capire se vogliamo investire solo su Genova o Trieste o se vogliamo investire anche sul Sud a avendo dietro nei retroporti non solo le attività di smistamento ma anche nuove attività di produzione”.

Il ministro Giovannini ha così continuato la sua riflessione: “In primo luogo 4 miliardi che investiamo sui porti non hanno precedenti. Punto centrale: l’ultimo piano logistica – trasporti è del 2001, 2-3 vite fa… Per questo nell’allegato infrastrutture che presenteremo in Parlamento abbiamo preso l’impegno di scrivere un piano, che non può essere basato su previsioni in un momento in cui non è chiaro quali saranno i flussi, ma è basato su scenari diversi. Uno su tutti: un’accelerazione dell’economia e della società in Africa cambierebbe il nostro ruolo, da porta d’arrivo dall’Asia a porta di partenza dall’Europa verso l’Africa. Il sistema pubblico ha anche il compito di avere la capacità di ascoltare questi cambiamenti. Per quanto riguarda le opere infrastrutturali, i 58 commissariamenti sono una risposta di breve termine molto importante. Ci sono opere bloccate da troppo tempo, lo strumento commissariale è necessario, ma non basta. Abbiamo quindi reingegnerizzato i processi: i pareri dei ministeri dell’Ambiente, Cultura e quindi sovrintendenze, Infrastrutture vengono dati in parallelo; per farlo ci vuole fattibilità tecnico economica che abbia contenuti che stiamo definendo”.

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