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Per Moby in arrivo un nuovo piano concordatario migliorativo

Per il salvataggio di Moby sembra essere in arrivo, com’era prevedibile alla luce degli ultimi avvenimenti, una nuova proposta di ristrutturazione finanziaria rivolta ai creditori. Secondo quanto riporta Reorg Research, nell’ambito del Memorandum of Understanding siglato lo scorso settembre dallo stesso gruppo armatoriale insieme a un’ampia fetta di obbligazionisti (tra i quali i fondi Cheyne […]

di Nicola Capuzzo
25 Ottobre 2021
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Per il salvataggio di Moby sembra essere in arrivo, com’era prevedibile alla luce degli ultimi avvenimenti, una nuova proposta di ristrutturazione finanziaria rivolta ai creditori. Secondo quanto riporta Reorg Research, nell’ambito del Memorandum of Understanding siglato lo scorso settembre dallo stesso gruppo armatoriale insieme a un’ampia fetta di obbligazionisti (tra i quali i fondi Cheyne Capital, Aptior Capital e BlueBay), l’azienda si appresta a mettere sul piatto una proposta migliorativa rispetto a quella prospettata dal piano concordatario depositato al tribunale di Milano la scorsa primavera. La percentuale di rimborso per la parte di debito unsecured (non garantito da ipoteche) sarebbe stata infatti incrementata al 30%.

La presentazione di una nuova proposta concordataria, in vista delle due diverse adunanze dei creditori (una per Moby e l’altra per Compagnia Italiana di Navigazione) fissate per il prossimo mese di dicembre, è possibile da parte di un gruppo di creditori che controlli almeno il 10% del debito e a patto che venga proposto appunto come minimo un 30% (in questo caso corrisponderebbe al 33%) del rimborso della somma oggetto di ristrutturazione (nel caso dei bond si parla di 300 milioni di euro in scadenza nel 2023). A ciò si aggiungono i 180 milioni di euro che Moby deve a Tirrenia in Amministrazione Straordinaria per le rate di prezzo differite e non saldate relative all’acquisto dell’ex compagnia di navigazione pubblica (Tirrenia) avvenuto nel 2012.

Il piano in questione, così come quello precedentemente presentato dal gruppo controllato da Vincenzo Onorato, prevede la dismissione del business relativo al rimorchio portuale e in più prefigura la disponibilità a immettere nuova liquidità per almeno 60 milioni di euro al fine di favorire il rilancio aziendale.

Uno degli aspetti più delicati dal quale dipendono le probabilità di successo o insuccesso di questo piano di salvataggio alternativo è legato al cambio di management al vertice della ‘balena blu’ che finora è stata timonata da Achille Onorato, in qualità di amministratore delegato, e dal padre Vincenzo, come presidente. Quest’ultimo pochi giorni fa ha rassegnato le proprie dimissioni dalla presidenza del gruppo e questo era stato un segnalo segnale chiaro di avvicinamento alle richieste di quel gruppo di bond holder disponibile a supportare  un piano di salvataggio alternativo. Sempre secondo quanto rivelato da Reorg Research le parti avrebbero infatti trovato un punto di compromesso che si tradurrebbe nell’applicazione di un nuovo modello di governance condiviso, senza necessariamente nominare un nuovo amministratore delegato ma di fatto ponendo dei paletti entro i quali lo stesso potrà muoversi nella gestione aziendale.

A esprimere la propria approvazione o meno nei confronti di questa nuova proposta alternativa di salvataggio che starebbe prendendo forma saranno i creditori: il piano di ristrutturazione alla base del concordato preventivo per passare dev’essere votato positivamente dalla maggioranza degli aventi diritto di voto.

N.C.

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