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Cold ironing in Italia: l’Ue dice sì all’accisa ridotta nonostante “la scarsa penetrazione della tecnologia”

“Con la decisione di esecuzione (UE) 2021/2058 del Consiglio, pubblicata il 26 novembre sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, l’Italia è stata autorizzata ad applicare, dal 1° gennaio 2022, un’aliquota di accisa ridotta all’energia elettrica fornita da impianti di terra alle navi ormeggiate in porto, ossia il cosiddetto coldironing”. Lo rende noto a SHIPPING ITALY l’avvocato […]

di Nicola Capuzzo
29 Novembre 2021
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“Con la decisione di esecuzione (UE) 2021/2058 del Consiglio, pubblicata il 26 novembre sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, l’Italia è stata autorizzata ad applicare, dal 1° gennaio 2022, un’aliquota di accisa ridotta all’energia elettrica fornita da impianti di terra alle navi ormeggiate in porto, ossia il cosiddetto coldironing”.

Lo rende noto a SHIPPING ITALY l’avvocato Davide Magnolia (Lca studio legale) e in effetti il documento in questione specifica più nel dettaglio che “l’Italia è autorizzata ad applicare un’aliquota d’imposta ridotta all’elettricità fornita direttamente alle navi che operano nel trasporto marittimo e nelle vie navigabili interne, diverse dalle imbarcazioni private da diporto, ormeggiate in porto («elettricità erogata da impianti di terra»)”. La decisione si applica dal 1 gennaio 2022 al 31 dicembre 2027.

La decisione dell’Europa giunge a valle di una richiesta tramite lettera inviata dall’Italia il 14 settembre 2020 integrata poi con una seconda lettera il 12 maggio scorso con ulteriori informazioni. “Attraverso l’aliquota d’imposta ridotta, l’Italia mira a promuovere l’uso dell’elettricità erogata da impianti di terra. L’uso di tale elettricità è ritenuto un modo meno dannoso per l’ambiente per soddisfare le esigenze in termini di elettricità delle navi ormeggiate in porto rispetto al consumo dei combustibili bunker da parte di tali navi” era scritto nella missiva spedita da Roma. Oltre a ciò era specificato che, “nella misura in cui permette di evitare le emissioni di inquinanti atmosferici derivanti dall’uso dei combustibili bunker da parte delle navi ormeggiate in porto, il ricorso all’energia elettrica erogata da impianti di terra migliora la qualità dell’aria delle località portuali. Si prevede pertanto che l’aliquota d’imposta ridotta per l’elettricità erogata da impianti di terra contribuirà al conseguimento degli obiettivi delle politiche dell’Unione in materia di ambiente, salute e clima”.

La stessa Italia ammetteva nella sua lettera diretta a Bruxelles che, quantomeno inizialmente, la diffusione (e quindi l’efficacia) del cold ironing sarà molto limitata: “La concessione dell’autorizzazione all’Italia ad applicare un’aliquota d’imposta ridotta all’energia elettrica erogata da impianti di terra non va oltre quanto necessario per incrementare l’utilizzo di questo tipo di energia elettrica, poiché nella maggior parte dei casi la produzione di elettricità a bordo continuerà a rappresentare l’alternativa più competitiva. Per la stessa ragione – continua la lettera del nostro Paese – a causa dell’attuale scarsa penetrazione nel mercato della tecnologia in questione, è poco probabile che durante il suo periodo di applicazione l’aliquota d’imposta ridotta all’energia elettrica erogata da impianti di terra determini significative distorsioni della concorrenza e pertanto non pregiudicherà il corretto funzionamento del mercato interno”.

Nonostante ciò l’Italia ritiene appropriato “consentire agli operatori portuali e navali, nonché ai distributori e ai ridistributori di energia elettrica, di continuare a promuovere l’uso di elettricità erogata da impianti di terra” attraverso l’applicazione di “un’aliquota d’imposta ridotta all’energia elettrica erogata da impianti di terra”.

L’autorizzazione concessa “dovrebbe cessare di applicarsi dalla data di applicazione di eventuali disposizioni generali sulle agevolazioni fiscali per l’energia elettrica erogata da impianti di terra adottate dal Consiglio dell’Unione Europea”.

N.C.

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