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Maxi-sanzione per Amazon in Italia: abuso di posizione dominante nella sua logistica

A due anni dall’avvio, e dopo cinque proroghe dei termini, l’Agcm ha chiuso la sua indagine su Amazon accertando che l’azienda ha effettivamente utilizzato la posizione di “assoluta dominanza” del suo marketplace per favorire il proprio servizio di logistica (chiamato Fba, Fulfillment By Amazon). L’authority italiana ha pertanto inflitto una sanzione di circa 1,128 miliardi […]

di Nicola Capuzzo
9 Dicembre 2021
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A due anni dall’avvio, e dopo cinque proroghe dei termini, l’Agcm ha chiuso la sua indagine su Amazon accertando che l’azienda ha effettivamente utilizzato la posizione di “assoluta dominanza” del suo marketplace per favorire il proprio servizio di logistica (chiamato Fba, Fulfillment By Amazon).
L’authority italiana ha pertanto inflitto una sanzione di circa 1,128 miliardi di euro alle società coinvolte, ovvero Amazon Europe Core Sarl, Amazon Services Europe Sarl, Amazon EU Sarl, Amazon Italia Services Srl e Amazon Italia Logistica Srl.

Il comportamento di Amazon, secondo l’antitrust italiano, ha danneggiato sia gli operatori concorrenti di logistica per e-commerce (“impedendo loro di proporsi ai venditori online come fornitori di servizi di qualità paragonabile”), sia i marketplace concorrenti. Questo perché i venditori che si affidano all’azienda di Seattle sono “scoraggiati dall’offrire i propri prodotti su altre piattaforme online, perlomeno con la stessa ampiezza di gamma”, per evitare una duplicazione dei costi di magazzino.

In particolare le verifiche hanno accertato che le società che utilizzano il servizio Fba hanno accesso a “un insieme di vantaggi essenziali per ottenere visibilità e migliori prospettive di vendite su Amazon.it”. Tra questi, l’etichetta Prime “che consente di vendere con più facilità ai consumatori più fedeli e alto-spendenti” così come di partecipare a eventi come “Black Friday, Cyber Monday, Prime Day”, aumentando la probabilità che la proposta del venditore “sia selezionata come Offerta in Vetrina e visualizzata nella cosiddetta Buy Box”. In questo modo Amazon ha” impedito ai venditori terzi di associare l’etichetta Prime alle offerte non gestite con Fba”.

Secondo l’Agcm queste funzionalità sono “cruciali per il successo dei venditori e per l’aumento delle loro vendite”. Ai venditori terzi che utilizzano Fba non viene inoltre “applicato lo stringente sistema di misurazione delle performance cui Amazon sottopone i venditori non-FBA e il cui mancato superamento può portare anche alla sospensione dell’account del venditore”.

La replica di Amazon non si è fatta attendere: “Siamo in profondo disaccordo con la decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e presenteremo ricorso” scrive il colosso del commercio elettronico. Che poi aggiunge: “La sanzione e gli obblighi imposti sono ingiustificati e sproporzionati. Più della metà di tutte le vendite annuali su Amazon in Italia sono generate da piccole e medie imprese, e il loro successo è al centro del nostro modello economico. Le piccole e medie imprese hanno molteplici canali per vendere i loro prodotti sia online che offline: Amazon è solo una di queste opzioni. Investiamo costantemente per sostenere la crescita delle 18.000 piccole e medie imprese italiane che vendono su Amazon e forniamo molteplici strumenti ai nostri partner di vendita, anche a quelli che gestiscono autonomamente le spedizioni”.

Continua a leggere l’articolo integrale su SUPPLY CHAIN ITALY

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