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Moby cerca protezione dai creditori negli Usa con la procedura Chapter 15

Il Gruppo Moby ha presentato domanda di accesso alla procedura chapter 15 negli Stati Uniti, una sorta di concordato preventivo simile a quello già richiesto in Italia che la metterebbe al sicuro da eventuali istanze di fallimento o richieste di sequestri da parte dei creditori. Lo riporta Bloomberg spiegando che questa mossa, peraltro annunciata dalla […]

di Redazione SHIPPING ITALY
16 Gennaio 2022
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Il Gruppo Moby ha presentato domanda di accesso alla procedura chapter 15 negli Stati Uniti, una sorta di concordato preventivo simile a quello già richiesto in Italia che la metterebbe al sicuro da eventuali istanze di fallimento o richieste di sequestri da parte dei creditori. Lo riporta Bloomberg spiegando che questa mossa, peraltro annunciata dalla stessa ‘balena blu’ già lo scorso settembre, si è resa necessaria per cercare di portare a termine il complesso piano di ristrutturazione del debito avviato in Italia.

Quattro mesi fa, accusando pubblicamente alcuni trader di avere un disegno mirato ad assumere il controllo di Moby a discapito di altri creditori, la società controllata da Vicnenzo Onorato aveva appunto preannunciato l’intenzione di chiedere protezione al tribunale di New York attraverso il Chapter 15.

Come noto, a giugno 2020 Moby e la controllata Compagnia Italiana di Navigazione  avevano richiesto e ottenuto l’ammissione al concordato preventivo che è stata accettata dal tribunale di Milano e la scorsa primavera erano stati anche presentati due piani concordatari distinti sui quali l’adunanza dei creditori era stata inizialmnete chiamata a esprimersi prima di Natale. Poi, in autunno, la compagnia di traghetti aveva annunciato di aver trovato un’intesa con una fetta importante (oltre un terzo) dei creditori detentori delle obbligazioni di Moby per cui il tribunale aveva dato la possibilità di depositare entro metà dicembre un nuovo piano concordatario sul quale l’adunanza dei creditori dovrebbe esprimersi ad aprile. Alla scadenza prefissata, però, il piano non era stato invece reso disponbiile e ora il tribunale ha fissato la prossima scadenza al 20 gennaio, data entro la quale Moby dovrebbe finalmente consegnare i termini dell’accordo che propone a banche, obbligazionisti e altri creditori sia di Cin che della stessa Moby (sono stati infatti ammessi due concordati preventivi in parallelo e distinti fra loro).

L’aggiornamento del piano concordatario, almeno secondo quanto emerso finora, secondo le ultime indicscrezioni confermerebbe le ipotesi già circolate nei mesi scorsi: conferimento della flotta (con alcuni traghetti destinati alla cessione) in una newco con conseguente charter o lease back a Moby, mentre il resto dell’attività rimarrebbe in capo a una società ‘operativa’. Prevista poi la dismissione del business relativo al rimorchio portuale e disponibilità a immettere nuova liquidità per almeno 60 milioni di euro al fine di favorire il rilancio aziendale. La percentuale di rimborso per la parte di debito unsecured (non garantito da ipoteche) sarebbe stata infatti incrementata al 30%. La vera novità, secondo Reorg Research, sarebbe il riconoscimento a obbligazionisti e istituti di credito di strumenti finanziari partecipativi che consentirebbero di beneficiare dei maggiori risultati positivi eventualmente generati da Moby e Tirrenia negli anni a venire. Per Tirrenia in Amministrazione Straordinaria e gli altri creditori chirografari la percentuale di recupero del credito da 180 milioni di euro (derivante dall’acquisto dell’ex compagnia pubblica nel 2012) sarebbe prossima al 90% in quattro rate (23 milioni all’eventuale omologa del concordato attesa nel 2022, 10 milioni nel 2023, 10 milioni nel 2024 e 101 nel 2025) anche se rimarrà da capire con quali garanzie.

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