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Niente sgravi contributivi per le navi di cabotaggio: marittimi penalizzati

La versione definitiva del decreto Semplificazione pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha riservato una sgradita sorpresa agli armatori di navi attive nel corto cabotaggio e quindi scritte nel Primo registro. Gli sgravi contributivi promessi e resistiti nella bozza del testo normativo fino all’ultimo passaggio alle Camere sono spariti mentre è resistito l’articolo che consente a Costa […]

di Nicola Capuzzo
20 Luglio 2020
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La versione definitiva del decreto Semplificazione pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha riservato una sgradita sorpresa agli armatori di navi attive nel corto cabotaggio e quindi scritte nel Primo registro. Gli sgravi contributivi promessi e resistiti nella bozza del testo normativo fino all’ultimo passaggio alle Camere sono spariti mentre è resistito l’articolo che consente a Costa Crociere di effettuare itinerari di cabotaggio fino al 31 dicembre beneficiando dei consueti sgravi sia fiscali che contributivi.

Una doccia fredda per gli armatori (sia per quelli aderenti a Confitarma che ad Assarmatori) motivata probabilmente da questioni di coperture finanziarie che di fatto delude se possibile ancora di più chi gestisce navi traghetto attive sul corto cabotaggio, rimorchiatori, bettoline e altre unità attive su traffici costieri. Da mesi chiedono un supporto concreto ma dal Governo continuano ad arrivare schiaffi.

Secondo quanto appreso da SHIPPING ITALY l’esclusione della possibilità di accedere agli sgravi contributivi per le navi attive nel cabotaggio avrà dei riflessi diretti sull’occupazione perché le compagnie armatoriali continueranno a ar girare le proprie navi con la tabelle d’armamento al minimo. Se non, come nel caso dei rimorchiatori, addirittura cercheranno di ridurre il numero di mezzi in servizio per limitare al massimo i costi.

Sulle stesso rotte di cabotaggio attorno alla penisola, invece, Costa Crociere potrà far girare le sue navi con a bordo sia marittimi che personale impiegato nei servizi di bordo cosiddetti ancillari (commesse dei negozi, ballerini, animatori, parrucchieri, ecc.) per il cui impiego la compagnia potrà beneficiare dei consueti sgravi.

Una vittoria, dunque, di Confitarma ma che crea non pochi mal di pancia all’interno della stessa Confederazione confindustriale degli armatori di cui fanno parte molte società di rimorchio, di bunkeraggio e di traghetti.

Assarmatori, tramite il suo presidente Stefano Messina, nelle scorse settimane si era scagliata duramente contro questi privilegi riservati anche al personale di bordo sulle navi da crociera che non rientrano nella categoria dei marittimi dicendo: “Vale la pena di ricordare che gli sgravi contributivi concessi ai marittimi imbarcati sulle navi da crociera battenti bandiera italiana vanno anche al personale che non rientra nella categoria dei marittimi (servizi ancillari, rispettabilissimi lavoratori quali animatori, musicisti, addetti alla cura delle persone, commessi di negozio, etc): ragione in più per contestare l’iniziativa sostenuta da Confitarma”. Messina poi aggiungeva: “Se questa richiesta venisse accolta e la legge modificata ci troveremmo nella situazione paradossale in cui lo Stato utilizza fondi per agevolare il costo del lavoro nelle attività ricreative o commerciali su navi da crociera, mentre nega gli stessi aiuti ai marittimi italiani che operano su navi che garantiscono servizi essenziali di trasporto passeggeri e merci, in particolare da e per le isole garantendo i diritti di rango costituzionale sottesi alla continuità territoriale delle popolazioni ivi residenti, questa sarebbe una ipotesi molto grave!”. Questa ipotesi è diventata realtà.

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