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Sette indagati e prime ricostruzioni per l’incidente mortale al Psa Genova Pra’

Inquisito l’investitore, alcuni manager di Psa e Antonio Benvenuti. La Culmv si sente all’angolo e chiede che la vicenda non venga strumentalizzata

di Nicola Capuzzo
20 Dicembre 2024
Stampa

Sette persone risulta siano state iscritte nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini per il tragico incidente avvenuto al Terminal Psa Genova Pra’ e costato la vita al lavoratore portuale Giovanni Battista Macciò, oltre al ferimento grave di un altro collega. In questo momento il reato contestato è quello di omicidio colposo.

Oltre al camallo Patrizio Randazzo, il conducente della ralla che ha investito la vittima, l’avviso di garanzia è giunto anche ad Antonio Benvenuti, console della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie, e ad alcuni dipendenti di Psa: Roberto Coglio, Paolo Casali, Marco Ferrari, Andrea Barsotti e Alessandro De Martino. La formalizzazione degli addebiti nei loro confronti è un “atto dovuto” poiché a breve sarà eseguita l’autopsia sul corpo della vittima all’istituto di medicina legale dell’ospedale San Martino di Genova. Gli inquisiti rivestono ruoli di responsabilità o coordinamento in materia di sicurezza al terminal di Pra’ e per questo sono stati individuati i loro nomi nella fase iniziale dell’istruttoria.

Il portuale alla guida della ralla è risultato positivo alla cannabis (ma non alterato dalla droga) e ha dichiarato d’essersi addormentato all’improvviso a causa del troppo lavoro. Proprio le condizioni di lavoro dei portuali della Culmv sono uno degli aspetti messi sotto la lente degli inquirenti; in particolari i doppi turni (12 ore di lavoro consecutive) effettuati frequentemente da molti lavoratori.

Fra i portuali circola anche l’informazione che poco prima che la tragedia avvenisse ci fosse stato un alterco fra lavoratori e questo farebbe ipotizzare che il motivo dell’incidente possa essere stato quindi diverso dal colpo di sonno improvviso. Tutte ipotesi al vaglio degli inquirenti che intendono ricostruire la catena delle comunicazioni radio avvenute nella notte della tragedia, per comprendere se e cosa eventualmente si fossero dette le persone presenti sui mezzi coinvolti nell’incidente.

A proposito dell’istruttoria condotta in tribunale Il Secolo XIX scrive che, nel passare al setaccio il suo stato di servizio e i suoi precedenti, gli investigatori hanno appurato che l’investitore aveva in passato riportato tre differenti condanne penali: una per lesioni, un’altra per il violento dissidio con un autista Amt, la terza per aver provocato un incidente stradale. In seguito a uno di questi episodi nel 2021 era stata disposta nei suoi confronti la misura di sicurezza della libertà vigilata, incluso il ritiro della patente. Randazzo si era poi rivolto al tribunale di Sorveglianza per riaverla, ribadendo che il blocco della licenza avrebbe limitato fortemente le sue possibilità di sostentamento e una dichiarazione scritta del console Benvenuti, che ribadì ai giudici come il possedimento del titolo sarebbe stato indispensabile, era stato determinante per fargli riottenere il titolo di guida.

Il console della Culmv, fatte salve le parole affidate a SHIPPING ITALY a proposito dei picchi crescenti d’attività in alcuni terminal che mettono sotto stress il lavoro in banchina, preferisce non intervenire su elementi puntuali dell’inchiesta, né tantomeno sui motivi per cui sia apparso davanti alla sede della Compagnia Unica uno striscione con scritto “Colpevoli quanto lui, vergogna!”. Un messaggio di accusa che sembra fare il paio con quello lanciato dalla moglie della vittima: “Si sa chi usa stupefacenti, ma lo fanno guidare lo stesso”.

La Procura sta rintracciando le persone in servizio quella notte e che potrebbero aver ascoltato altri dialoghi di rilievo prima e dopo l’accaduto, così come intende verificare se e come la Culmv monitori e intervenga per rilevare le condizioni di lavoro e di salute dei suoi soci lavoratori.

Dai vertici dei camalli la richiesta è che questa vicenda non venga usata per delegittimazioni strumentali dell’intera Culmv e della sua funzione in porto. Tanto più in un momento storico dove proprio per il terminal Psa Genova Pra’ era stato appena annunciato un progetto di automazione e conseguente formazione e riconversione del personale impiegato in piazzale.

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