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Tensione e sciopero in Autorità portuale a Napoli

I sindacati accusano di rinnegare il Ccnl l’ente presieduto da Annunziata, che replica: “Doverosa revisione di istituti contrattuali cui il personale dipendente non aveva diritto”

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
8 Gennaio 2025
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Una giornata di sciopero dei lavoratori dell’Autorità di sistema portuale di Napoli e Salerno è stata indetta per domani dalle segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti.

Motivo dell’iniziativa è una delibera assunta dal Comitato di gestione dell’ente a fine novembre su proposta del presidente Andrea Annunziata e del segretario generale Giuseppe Grimaldi, con la quale si delibera il recepimento del verbale di accordo sul nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto dall’associazione rappresentativa delle Adsp (Assoporti), ma si sollevano dubbi su un paio di clausole del medesimo.

In particolare il Comitato ha dato “mandato al Presidente di richiedere al Ministero Vigilante i seguenti chiarimenti in merito alla compatibilità economico-finanziaria del rinnovo per l’anno 2027 e all’allegato specifico relativo alle Autorità di Sistema Portuale: la legittimità di una clausola contrattuale denominata elemento di mancato rinnovo contrattuale da erogare a luglio 2027, la cui corresponsione non è allo stato quantificabile in quanto pari al 40% dell’indice Ipca prevista per l’anno 2027, rendendo pertanto impossibile una verifica sia pure presuntiva – attesa la mancata previsione per le ADSP della redazione del bilancio pluriennale– di compatibilità economico-finanziaria di tale elemento, indeterminabile nel quantum; la compatibilità del c.d. ‘Elemento retributivo ex A.P.’ rispetto al contenuto del comma 2 dell’art. 23 della L. 84/94. Il suddetto importo di armonizzazione, nell’allegato documento ‘chiarimenti a verbale applicazione art. 52 CCNL’, viene definito ‘non assorbibile’, così ponendosi in apparente contrasto con il citato comma 2 dell’art. 23, per il quale, invece, ‘Il personale delle organizzazioni portuali è trasferito alle dipendenze delle Autorità di sistema portuale, in continuità di rapporto di lavoro e conservando il trattamento previdenziale e pensionistico in essere alla data del trasferimento nonché, ad personam, il trattamento retributivo, mantenendo l’eventuale importo differenziale fino a riassorbimento’”.

Un’iniziativa inaccettabile secondo i sindacati: “Negando le proprie prerogative di “arbitro” sulle verifiche e controlli applicativi delle norme e del Ccnl dei Porti, il vertice dell’Ente, punta a delegittimare la contrattazione collettiva nazionale, i Soggetti Negoziali e contestualmente la propria Associazione rappresentativa stipulante, Assoporti”.

Lamentando la continua “minaccia di disdette unilaterali della contrattazione aziendale, recuperi di somme già versate o sospensione di pagamenti dovuti, ignave attese di chiarimenti da parte di soggetti terzi”, i sindacati confederali hanno accusato i vertici dell’Adsp di “mancata conoscenza, comprensione e valorizzazione della peculiare natura del lavoro alle dipendenze dell’Adsp, frutto di una più generale e preoccupante distorta interpretazione della Legge 84/94 e dell’autonomia che essa tributa agli Enti portuali”.

Perentoria la replica di Annunziata e Grimaldi: “La ‘sistematica disapplicazione delle condizioni contrattuali’ cui le tre sigle si riferiscono nei fatti riguarda la verifica puntuale posta in essere dagli uffici competenti di questa amministrazione di istituti contrattuali cui il personale dipendente non aveva diritto. Benefici economici assegnati in precedenza sulla base di interpretazioni fuorvianti ed arbitrarie che di fatto gravano sul bilancio dell’Ente e quindi sulla fiscalità generale. Appare comprensibile la irritazione delle tre organizzazioni sindacali costrette a comunicare ai lavoratori ed alle lavoratrici dell’AdSP di Napoli e Salerno la perdita di benefici acquisiti nel tempo o la restituzione di somme percepite in passato, cui non avevano diritto, ma è evidente che tale responsabilità non può ricadere su questa Amministrazione che è tenuta per legge ad operare nell’unico ed esclusivo interesse della cosa pubblica”.

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