Terremoto nei salari portuali, i terminalisti genovesi si appellano al sindacato
Allarme della locale sezione di Confindustria dopo la sentenza veneziana che apre a rimborsi monstre verso i dipendenti: “In gioco 25 anni di relazioni industriali positive”
Suona sempre più forte sulle banchine italiane l’allarme per la sentenza del Tribunale di Venezia che, come rivelato da SHIPPING ITALY, potrebbe portare a richieste di rimborso milionarie da parte dei dipendenti delle imprese terminalistiche.
I giudici lagunari, sulla base di alcune pronunce della Corte di Cassazione basate su alcune sentenze della Corte di Giustizia di interpretazione di una direttiva del 2003, hanno infatti accolto il ricorso di una trentina di dipendenti del terminal container Tiv – Terminal intermodale Venezia che reclamavano l’illegittimità del gap fra la paga ordinaria e quella ricevuta nei giorni di ferie, priva di svariate indennità legate indissolubilmente invece – come stabilito dal Tribunale – alla mansione svolta, in violazione della norma europea, appunto, per cui il salario feriale non può scostarsi troppo da quello ordinario, onde non disincentivare il lavoratore dalla fruizione di un diritto fondamentale come quello al riposo.
“Il trattamento retributivo delle ferie è disciplinato in modo chiaro dall’art. 11 del Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori dei Porti. A questa norma, integrata dalle previsioni dei contratti integrativi aziendali, le imprese si sono sempre attenute per definire le competenze retributive del personale durante il godimento delle ferie annuali. Lo stesso Ccnl, così come i contratti aziendali stipulati sulla base delle competenze a essi assegnate dall’art. 52 dello stesso, è stato negoziato e applicato dalle imprese sulla base dei principi che differenziano la retribuzione indifferibile da erogare in ogni momento del rapporto di lavoro da quelli che disciplinano situazioni per le quali sia necessario riconoscere un disagio al lavoratore (lavoro a turni, lavoro notturno, lavoro straordinario maggiorato fino al 53% della retribuzione base, regimi di flessibilità dell’orario di lavoro a turni) o da quelle erogazioni che, in aderenza ai principi del modello contrattuale vigente per tutte le categorie economiche in Italia, sono volte a favorire una maggiore efficienza della prestazione lavorativa, collegando la retribuzione all’effettiva presenza al lavoro” ha eccepito la sezione Terminal operator di Confindustria Genova, riferendosi alla possibile apertura di un contenzioso da parte dei dipendenti per rivendicare integrazioni retributive nel trattamento delle ferie con decorrenza dal 2007.
Uno scenario che, secondo stime di settore, potrebbe portare a livello nazionale a rimborsi potenzialmente nell’ordine dei 300 milioni di euro. Da qui l’appello lanciato alle associazioni sindacali “affinché, di fronte al reale pericolo di compromissione di una storia di relazioni positive che dura da 25 anni, si pronuncino in difesa degli strumenti vigenti, riaffermandone l’interpretazione e la filosofia che hanno sempre guidato la negoziazione” perché secondo Confindustria “tutti gli attori del sistema delle relazioni sindacali nell’ambito portuale debbono riconoscere che le pattuizioni stipulate a livello nazionale, così come a livello aziendale, in questi 25 anni di esistenza del Ccnl Porti, sono partite dal riconoscimento delle differenziazioni tra l’attività lavorativa effettiva e la retribuzione ordinaria e inderogabile”.
La posta in gioco, ammoniscono i terminalisti, è molto alta date le “conseguenze che, al di là delle intenzioni, potranno avere vertenze che rivendichino improvvisamente integrazioni retrodatate di molti anni. Conseguenze sia sulle imprese, improvvisamente messe di fronte a debiti mai computati a bilancio – peraltro del tutto imprevisti e imprevedibili, che mettono a repentaglio la tenuta economica dei loro conti -, sia sul sistema di regolazione sancito dal Ccnl che, inevitabilmente, ne sarebbe oggettivamente compromesso”.
A.M.
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