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Economia

Previsioni più ottimistiche dal Wto sugli scambi commerciali nel 2020

Il World Trade Organization (Wto) prevede per il 2020 un decremento del commercio mondiale pari al -9,2%, mentre il prossimo anno è attesa una crescita del +7,2%. Stime che tuttavia, ha precisato l’organizzazione internazionale, sono soggette a un elevato grado di incertezza visto che dipendono dall’evoluzione della pandemia di Covid-19 e dalle misure adottate dai […]

di Nicola Capuzzo
7 Ottobre 2020
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Il World Trade Organization (Wto) prevede per il 2020 un decremento del commercio mondiale pari al -9,2%, mentre il prossimo anno è attesa una crescita del +7,2%. Stime che tuttavia, ha precisato l’organizzazione internazionale, sono soggette a un elevato grado di incertezza visto che dipendono dall’evoluzione della pandemia di Covid-19 e dalle misure adottate dai governi per contenerla.

Quella del -9,2% è pertanto una flessione meno accentuata rispetto a quella del -12,9% prevista per il 2020 nello scenario più ottimistico formulato dallo stesso Wto lo scorso aprile. In particolare le rilevanti performance commerciali registrate negli scorsi mesi di giugno e luglio hanno portato alcuni segnali di ottimismo, grazie alla spinta giunta soprattutto dal commercio di prodotti utili ad affrontare la pandemia.

Se la previsione per il 2020 è dunque meno pessimistica rispetto a quella dei mesi scorsi, la crescita del 7,2% attesa dal Wto nel 2021 è invece inferiore all’incremento del +21,3% previsto in precedenza dall’organizzazione internazionale, da cui risulta che per il prossimo anno il trend di crescita del commercio mondiale sarà quindi ben al di sotto di quello atteso pre-pandemia.

Il Wto ha inoltre nuovamente comparato la flessione degli scambi commerciali mondiali avvenuta quest’anno con quella verificatasi nel 2008-2009 a causa della crisi finanziaria globale, rilevando che il contesto economico che caratterizza i due periodi è assai diverso: nell’attuale recessione la contrazione del prodotto interno lordo mondiale è stata molto più accentuata, mentre il calo degli scambi commerciali è stato più moderato. Di conseguenza il volume degli scambi mondiali di merci dovrebbe diminuire solo di circa il doppio del Pil mondiale a tassi di cambio di mercato, piuttosto che di sei volte com’è avvenuto nella crisi del 2009. Il differente scenario di quest’anno provocato dalla crisi sanitaria ha molto a che fare, secondo l’organizzazione del commercio, con la natura della pandemia e con le politiche adottate per contrastarla, con blocchi e restrizioni ai viaggi che nelle economie nazionali hanno imposto vincoli significativi dal lato dell’offerta, riducendo drasticamente la produzione e l’occupazione in settori solitamente resistenti alle fluttuazioni del ciclo economico, in particolare nel settore dei servizi non commerciali. Nel contempo, però, le decise politiche monetarie e fiscali hanno sostenuto i redditi, consentendo ai consumi e alle importazioni di rimbalzare una volta allentati i blocchi.

Secondo il Wto il fatto che la ripresa in atto possa essere sostenuta a medio termine dipenderà dalla forza degli investimenti e dell’occupazione, motori che potrebbero essere notevolmente rallentati nel caso la fiducia venisse compromessa dal riacutizzarsi della pandemia.

“L’incidenza del Covid-19 a livello globale è diminuita rispetto al suo picco di primavera, ma continua ad essere tenacemente alta in molte regioni” sono le parole del vicedirettore generale del Wto, Yi Xiaozhun. “Il commercio ha svolto un ruolo fondamentale nella risposta alla pandemia, consentendo alle nazioni di assicurare l’accesso ai prodotti alimentari e alle forniture mediche essenziali. Il commercio ha facilitato anche nuove modalità di lavoro durante la crisi con la fornitura di prodotti e servizi di information technology. All’indomani della pandemia uno dei maggiori rischi per l’economia mondiale sarebbe una virata verso il protezionismo. Per andare avanti la cooperazione internazionale è fondamentale e il Wto è la sede ideale per risolvere eventuali contrasti commerciali in sospeso dopo la crisi”.

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