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Zunarelli ‘boccia’ la norma e la circolare esplicativa sui tempi di carico e scarico merci

“Se il legislatore ha preso un abbaglio, non può essere il Mit a fare dire alla norma quello che la norma non dice”

di Redazione SHIPPING ITALY
13 Novembre 2025
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Laghezza magazzino a Sarzana

La norma e la disciplina sui tempi di attesa per il carico e lo scarico delle merci continua a fare discutere. “Se il legislatore ha preso un abbaglio, non può essere il Mit a fare dire alla norma quello che la norma non dice”. L’affermazione è di Stefano Zunarelli, avvocato e fondatore dell’omonimo studio legale bolognese, uno dei massimi esperti in Italia diritto dei trasporti.

Con un post su LinkedIn è intervenuto nel dibattito dicendo: “Si sta molto discutendo sulla natura derogabile o meno della disposizione di cui al nuovo testo dell’art. 6 bis d. lgs. 286/2005 come modificato dall’articolo 4 del decreto-legge 73/2025, che tra l’altro ha ridotto da 120 a 90 minuti la franchigia per i tempi di attesa al carico e allo scarico e aumentato da 40 a 100 euro all’ora l’indennità dovuta al vettore per le attese che superano i 90 minuti. Al di là della probabile intenzione dei proponenti – secondo Zunarelli – la disposizione di attribuire alla stessa carattere imperativo, di fronte al testo che è stato approvato al termine dell’iter legislativo, molteplici argomentazioni di carattere letterale (ad esempio, è stato eliminato il riferimento alla limitata derogabilità contenuto nel testo previgente) e sistematico (varie altre disposizioni dello stesso testo legislativo sono espressamente dichiarate imperative) inducono a ritenere la disposizione derogabile dalle parti nei contratti in forma scritta”.

Per l’esperto avvocato “l’intervento ‘chiarificatore’ del MIT sul punto (posto in essere con il Comunicato del 4 novembre 2025) lascia molto perplessi. In primo luogo – spiega – al MIT non è attribuita alcuna competenza ai fini di fornire (non ai propri uffici ma alle imprese private) una interpretazione qualificata di norme di legge che attengono a rapporti contrattuali tra privati (ma di ciò, analizzando il linguaggio del Comunicato, sembra che lo stesso MIT si sia reso conto). Eventualmente, potrà essere il legislatore a emanare una norma di interpretazione autentica di una disposizione di legge. In secondo luogo, il MIT, nel riportare la previsione normativa, aggiunge di propria iniziativa un avverbio (‘tassativamente’) che non si ritrova nel testo della disposizione”.

In definitiva, secondo il punto di vista di Zunarelli, “il comunicato del MIT non appare destinato a contribuire a chiarire un problema applicativo (più che interpretativo) che è stato determinato da un intervento legislativo posto in essere con qualche approssimazione”.

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