Timori dell’Anac sulla riforma portuale per concorrenza, trasparenza, efficienza e merito
Secondo il presidente Busia l’istituzione della Porti d’Italia Spa rischia di falsare la competizione se non addirittura di violare il limite europeo dell’80% stabilito per le società in house

“Bene creare una regia unitaria rispetto a molte attività oggi affidate a diverse Autorità portuali, ma questo non deve avvenire a scapito di concorrenza, trasparenza, efficienza e merito. Nel disegno di legge che riordina la governance portuale sono state introdotte diverse deroghe sui contratti e sul reclutamento del personale, che andrebbero ridimensionate. Inoltre, prevedendo che la costituenda società Porti d’Italia operi non solo con funzioni pubblicistiche, ma anche come soggetto di mercato, offrendo servizi di progettazione, realizzazione di opere infrastrutturali e consulenza, si rischia di falsare la concorrenza se non addirittura di violare il limite europeo dell’80% stabilito per le società in house”.
Lo ha detto il presidente di Anac (Autorità nazionale anti corruzione), Giuseppe Busia, durante l’intervento in audizione alla commissione Trasporti della Camera sul disegno di legge di riordino del sistema portuale italiano.
“La compresenza di attività pubblicistiche e privatistiche nella costituenda società portuale rischia di falsare il mercato. Sarebbe auspicabile una separazione societaria, non solo contabile; o, almeno, l’inserimento di limiti che evitino di superare il 20% di attività rivolta al mercato, secondo quanto richiesto dalla giurisprudenza europea” ha aggiunto il presidente di Anac. “In caso contrario – ha spiegato il presidente – la concessione affidata con lo stesso decreto, non sarebbe legittima e si dovrebbe ricorrere a una procedura di gara”.
“Troppi sono, poi i poteri in deroga per il reclutamento del personale: la nuova Porti d’Italia – ha evidenziato Busia – sebbene abbia natura formalmente societaria, svolge le funzioni di un ente pubblico. Se anche si vogliono evitare le regole dei concorsi pubblici, occorre prevedere espressamente che si debba ricorrere a procedure aperte e trasparenti: questo favorisce il reclutamento delle professionalità più elevate, premiando il merito e garantendo che la società possa perseguire al meglio i propri obiettivi”.
“Anche con riferimento all’attività contrattuale – ha evidenziato – si deroga alle procedure proprie della contrattualistica pubblica, oggi invece utilizzate dalle Autorità portuali. Poiché non si tratta di interventi di urgenza ed invece investimenti rilevanti, sarebbe ragionevole il ricorso a procedure ad evidenza pubblica, che garantiscono una migliore selezione delle imprese private coinvolte e, ragionevolmente, anche un risparmio di costi. In ogni caso – ha suggerito Busia – sarebbe necessario non sottrarre le procedure di affidamento della nuova società alle regole sulla digitalizzazione dei contratti pubblici, che servono a garantire rapidità e semplificazioni sia per la stessa società che per le imprese, ma garantendo insieme maggiore trasparenza, controllabilità e buona concorrenza”.
“Occorrerebbe probabilmente anche valutare se la ripartizione di funzioni delineata dal progetto di legge fra Porti d’Italia, incaricata di realizzare le opere di maggiore rilievo, e le Autorità portuali, alle quali è tendenzialmente riservata la manutenzione ordinaria, sia davvero la più funzionale dal punto di vista gestionale. In molti casi – ha evidenziato Busia – la nuova società potrebbe svolgere il ruolo di centrale di committenza anche per la manutenzione ordinaria e per l’acquisto di alcuni beni e servizi, attraverso appositi accordi quadro utilizzabili da tutte le Autorità portuali, con maggiore efficienza ed efficacia. Ciò, naturalmente, con il coinvolgimento delle stesse Autorità portuali nella individuazione dei fabbisogni”.
Infine il presidente di Anac ha invitato a cogliere l’occasione del disegno di legge per costituire una banca dati unitaria sui materiali dragati e sui residui di scavo, in modo da creare un data base unitario per mettere in contatto chi ha prodotto residui come esito delle lavorazioni e chi ne ha bisogno per le costruzioni, evitando sprechi, e con vantaggi sia ambientali che economici per tutti, imprese e amministrazioni”.
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