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Ancip protesta per il Pnrr e si dice pronta al blocco dei porti italiani

“L’uso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per modificare alcune importanti norme approvate dal Parlamento, tra cui quella riguardante il tema della regolazione dell’autoproduzione nei porti, rappresenta un fatto gravissimo. Una offesa all’autonomia e al potere legislativo del Parlamento”. Inizia così la dura nota con cui Ancip (Associazione nazionale delle compagnie e imprese portuali) […]

di Nicola Capuzzo
23 Aprile 2021
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“L’uso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per modificare alcune importanti
norme approvate dal Parlamento, tra cui quella riguardante il tema della
regolazione dell’autoproduzione nei porti, rappresenta un fatto gravissimo. Una
offesa all’autonomia e al potere legislativo del Parlamento”.

Inizia così la dura nota con cui Ancip (Associazione nazionale delle compagnie e imprese portuali) commenta la notizia che nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza c’è un passaggio appositamente dedicato all’autoproduzione in banchina (da non limitare secondo il Governo). “Un colpo vergognoso ai lavoratori dei porti, alle imprese portuali sia articoli 16,
imprese di sbarco e imbarco, agli articoli 18, imprese terminalistiche, agli articoli 17
imprese fornitrici di lavoro temporaneo nei porti” sostiene l’associazione. Che prosegue dicendo: “C’è la volontà di far saltare un principio e creare una distorsione mortale nel mercato delle imprese e del lavoro, mettendo in discussione una norma che regola
il lavoro a bordo e il lavoro nei porti.
I portuali facciano i portuali, i marittimi facciano i marittimi”.

Tutti i lavoratori dei porti italiani fanno appello al Ministro del Lavoro, Orlando e al
Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Giovannini affinché tale
norma venga cancella dal documento del Pnrr. “Sale in noi la curiosità nel sapere quale ‘manina’, e per quali interessi di parte,
abbia agito per inserire tale indicazione. Su questo punto andremo fino in fondo” aggiunge Ancip. “La Sostenibilità tanto evocata deve necessariamente transitare dalla tutela del lavoro e dei lavoratori, cercare di contrapporre portuali e marittimi è un fatto gravissimo, al quale si risponderà con durezza. In conclusione, come Ancip, dichiariamo a gran voce che siamo pronti ad affiancare e sostenere le organizzazioni sindacali in tutte le azioni che si riterranno
più idonee per bloccare questo scempio, anche ad arrivare all’ipotesi di blocco dei
porti di italiani”.

La risposta da parte dei sindacati confederali è arrivata a stretto giro. “Con un solo colpo si inseriscono due norme che stravolgono il mercato regolato dei porti, cancellando decenni di regole e sana occupazione, favorendo perdita di posti di lavoro, precarietà e peggioramento degli standard della sicurezza sul lavoro” hanno affermato i segretari generali Filt Cgil, Stefano Malorgio, Fit Cisl, Salvatore Pellecchia, e Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi sull’autoproduzione delle operazioni portuali a bordo delle navi e sul cumulo delle concessioni nei porti, spiegando che “se fossero confermati i testi del Pnrr che stanno circolando, ci troveremmo di fronte a un’invasione di campo sui temi dei trasporti e dei porti”

I tre dirigenti sindacali hanno aggiunto: “Mentre si afferma che l’Italia è proiettata sempre più nel modello europeo si cancellano le recenti norme che hanno rafforzato le regole sull’autoproduzione. Un’offesa alle migliaia di lavoratori che hanno lottato per avere regole certe e incontrovertibili sul ruolo e le mansioni che i lavoratori dei porti e del trasporto marittimo sono chiamati a rispettare. Una destrutturazione grave e pesante che colpisce ancora una volta il lavoro portuale e i suoi addetti con pesanti ricadute sulla sicurezza, a vantaggio di alcuni grandi armatori, nonostante i vari benefici già riconosciutogli anche attraverso norme europee”.

“Inoltre – spiegano Malorgio, Pellecchia e Tarlazzi – l’azzeramento della norma di cui al comma 7 dell’articolo 18 della legge 84/94 porta al superamento del divieto di monopolio nei porti. Il cumulo delle concessioni non può essere un tema che si affronta tra pochi intimi senza alcun confronto preventivo con le parti sociali chiamate poi a dirimere le evidenti ricadute derivanti da questa ulteriore forzatura”.

“Tutto questo – affermano in concpusione i tre segretari generali – non è competitività ma un danno a una parte significativa dell’economia del Paese alla quale siamo pronti a opporci immediatamente con tutti gli strumenti a nostra disposizione”.

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