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Gli armatori non si arrendono all’emendamento anti-autoproduzione

Le associazioni di categoria che rappresentano le società armatoriali (Assarmatori, Confitarma e Federagenti) non si spingono ancora ad affermare che impugneranno la norma che vieta ‘per legge’ l’autoproduzione nei porti ma ammettono che valuteranno il da farsi per contrastarne l’entrata in vigore. Il tema è stato dibattuto in occasione dell’incontro web organizzato da Assoporti e The […]

di Nicola Capuzzo
9 Luglio 2020
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Le associazioni di categoria che rappresentano le società armatoriali (Assarmatori, Confitarma e Federagenti) non si spingono ancora ad affermare che impugneranno la norma che vieta ‘per legge’ l’autoproduzione nei porti ma ammettono che valuteranno il da farsi per contrastarne l’entrata in vigore. Il tema è stato dibattuto in occasione dell’incontro web organizzato da Assoporti e The International Propeller Clubs a cui hanno preso parte, fra gli altri, presidenti di port authority e associazioni di categoria.

Il cosiddetto ‘emendamento Gariglio’ (dal nome del deputato che lo ha proposto), nonostante il parere contrario della Ragioneria generale dello Stato, è rimasto inserito nel testo definitivo del decreto Rilancio che ha superato oggi l’esame della Camera e che si appresta ora ad affrontare l’ultimo passaggio al Senato per la sua conversione in legge.

Alla domanda posta da SHIPPING ITALY se gli armatori intendano impugnare la legge o comunque opporsi all’approvazione dell’apposito emendamento contro l’autoproduzione, Mario Mattioli, presidente di Confitarma, ha risposto che “la speranza è ancora di un ravvedimento su questo provvedimento. Abbiamo più volte scritto al Governo per spiegare che quanto scritto in quell’emendamento ci farebbe fare un salto indietro di molti anni”. Poi ha aggiunto: “Confitarma è d’accordo con la considerazioni espresse dalla ragioneria dello stato” e cioè che la norma limiterebbe la possibilità di ricorrere all’autoproduzione con possibili riflessi sulla concorrenza.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Luca Brandimarte, esponente di Assarmatori, che ha detto: “Valuteremo il da farsi e l’evoluzione della situazione. La norma è estremamente penalizzante per gli armatori”. L’associazione guidata dal presidente Stefano Messina l’ha definita “una forzatura politica nonostante il parere negativo della Ragioneria dello Stato”. Il risultato di questa imposizione potrebbe essere paradossalmente, secondo Brandimarte, “un’ulteriore internalizzazione delle operazioni portuali a scapito delle imprese ex. art. 16 e 17”.

Gian Enzo Duci, presidente uscente di Federagenti, ha premesso che il presupposto sul quale neanche gli armatori intendono transigere è la sicurezza in banchina e a bordo. “Non chiediamo il Far West ma nemmeno la Russia di Stalin. La sicurezza dev’essere primariamente tutelata sia per i lavoratori marittimi che per i portuali” sono state la parole di Duci. Che ha concluso dicendo: “C’è un quadro normativo comunitario e una legge Antitrust che regolano la materia dell’autoproduzione. Anche se questo emendamento verrà approvato non è detto che non possa essere successivamente cassato se si rivelerà in contrasto con norme di rango superiore”.

Duci ha invitato i contendenti a “togliere la bandiera ideologica dal tema dell’autoproduzione” sostenendo sia più utile “sedersi a un tavolo a un tavolo a discutere invece che fare una forzatura politica”.

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